“Un golpe democratico” di Carlo D’Aloisio Mayo*

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*http://www.ateniesi.it/un-golpe-democratico/

In un vero “Partito Democratico” un reale e consolidato “metodo partecipativo decisionale” consentirebbe una costante selezione della migliore classe dirigente, della sua verifica e del suo rinnovamento in un percorso di valorizzazione delle eccellenze per qualità, storia, merito, competenze

…Questa prassi democratica – anticorpo naturale verso le inadeguatezze e le degenerazioni – ancora non appartiene alla storia di questo Pd “storto”, dominato dalle ereditate e replicate logiche di potere correntizio volte più alla conquista e al controllo delle rendite di posizione che alla più feconda elaborazione e sintesi politica.

Il partito non è ancora né organizzato né allenato né pronto, anche se i tentativi pioneristici di introdurre metodiche orizzontali rappresentano almeno un embrione fecondo della volontà di “cambiare verso” anche a questo aspetto. Matteo Renzi si trova a rappresentare non una semplice alternativa tra opzioni diverse, ma interne alla storica logica del partito, una sfida per una svolta epocale nella visione e nella pratica della politica.

La forza di questo progetto nasce dal successo politico – pur coincidente con una sconfitta numerica – liberamente coagulatosi in quel 40% di consensi ottenuto alle primarie 2012, pari a circa 1.100.000 voti raccolti tra i cittadini, a fronte di un sostegno organizzato del partito che non superava il 2 o 3 %.

In questi giorni Renzi è arrivato primo alla convenzione nazionale del Pd, con una percentuale del 45%, pari a circa 135.000 preferenze tra gli iscritti al partito. Questo successo – fino a pochi mesi prima davvero impronosticabile – è stato certamente anche dovuto all’appoggio ricevuto da alcune aree storiche e organizzate del partito (correnti): Area Dem e Veltroniani su tutti. Oggi però i leader vincenti nel Paese non sono né Letta né Veltroni né Franceschini, il leader vincente è Matteo Renzi.

La sua forza popolare tra i cittadini, acquisita nel 2012 e ora potenzialmente esponenziale (stando ai sondaggi) ha un valore di gran lunga superiore a tutti gli appoggi interni che possa raccogliere o radunare; anzi, la mitigata chiarezza del rapporto con questi ultimi potrebbe rappresentare un boomerang, probabilmente dopo ma anche nell’attrarre votanti alle primarie dell’8 dicembre prossimo. A queste componenti è comprensibile riconoscere un ruolo come “neo-spingitori” del “carro”.

Questo riconoscimento non può però prescindere dal rispetto e dalla condivisione degli obiettivi fondanti il progetto di rinnovamento della classe politica e della politica stessa.

Anche le proposte sui nomi che andranno a formare la nuova Assemblea Nazionale non possono sfuggire a questa condizione, vera cartina di tornasole delle profonde e leali ragioni dell’adesione e del sostegno a Renzi. Per garantire la piena percorribilità politica del progetto di “rivoluzione democratica” nei prossimi quattro anni, occorre quindi formare una vera squadra di qualità, determinazione, trasparenza, coerenza e competenza.

Purtroppo, da molte parti d’Italia arrivano invece segnali inquietanti di personaggi che “vogliono stare sul carro” con alle loro spalle una lunga carriera politico-istituzionale caratterizzatasi, nella migliore delle ipotesi, per una non brillante linearità e trasparenza.

Sembrano essere in tanti, in troppi, a voler tirare la giacca a Matteo Renzi. Per non accontentare qualcuno e scontentare qualcun altro, e soprattutto per non cedere a una condizione che lo potrebbe portare a essere prigioniero dei “soliti giochi”, Renzi ha una sola coraggiosa ma coerente strada: assumersi la piena responsabilità nella scelta dei mille nomi per l’Assemblea Nazionale.

Ovviamente gli eletti saranno di meno, ma la soglia dei 500 deve essere abbondantemente superata con persone di indiscussa qualità, coerenza e limpidezza, capaci di ben testimoniare lo “start-up” della nuova classe politica del “Partito Democratico”.

Solo con questo “golpe democratico” si potranno mettere veramente alla prova sincerità e lealtà delle adesioni “interne”, ci si potrà preventivamente sottrarre da ogni scontato strumentale attacco politico-mediatico e soprattutto si potrà lanciare con slancio e forza di assoluta credibilità la scommessa degli ultimi giorni per attrarre con entusiasmo e passione quanti più cittadini a votare Renzi alle primarie dell’8 dicembre.

26.11.2013

Romano, classe 1960, imprenditore artigiano, appassionato della politica del fare, democratico e radicale. Sostenitore di Renzi dalle primarie 2012 è coordinatore di Open Pd Adesso!, promotore del Manifesto-Appello “#Adesso Liberiamo il Pd!” e tra gli entusiastici fondatori di “Adesso! Roma 3”.

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