Pd nazionale spaccato sul voto di Salerno (dal Corriere del Mezzogiorno – 23.11.2013)

IL CASO

Risultato congelato. De Luca: «Campagna infame»

SALERNO — Né annullati, né validi. I voti salernitani sono congelati. Per ora, per sempre? Non è dato sapere. Ma siccome i voti della convenzione hanno una scadenza: ovvero domani, congelati è una formula ipocrita per non conteggiarli. L’ennesima decisione non decisione frutto dell’imbarazzo del Partito democratico nei confronti del caso esploso dopo il voto bulgaro di Salerno per Matteo Renzi (97 per cento) e i ricorsi presentati dal comitato Cuperlo. Aggravato poi dall’inchiesta della magistratura antimafia sul sospetto di un tesseramento irregolare e di presenze ingombranti all’interno delle liste degli iscritti (corre voce, infatti, che si stiano spulciando gli elenchi perché sarebbero stati individuati altri nomi imbarazzanti). Doveva esserci ieri la decisione della commissione di garanzia nazionale.

Dopo un primo rinvio e una mattinata andata a vuoto, alle 17 inizia la discussione su Salerno. E si capisce subito che non sarà facile, per il Pd, uscirne senza fare danni al partito. In tarda serata nessuno parla, nessuna dichiarazione ufficiale. Sono i renziani ad anticipare il congelamento. «Sembra che il congresso provinciale di Salerno sia stato congelato — annuncia il deputato Francesco Bonifazi —. Curioso che per il partito visto il 70 per cento di Salerno bisogna congelare tutto, mentre dopo il 95 per cento dei voti di Enna non c’è niente da congelare. Abbiamo qualche difficoltà a capire, ma non c’è problema. Concentriamo sull’8 dicembre». Ad Agorà, Matteo Renzi, di buon mattino afferma: «Stiamo parlando di una indagine che risale alle tessere del 2012, l’inchiesta non c’entra niente con il sindaco De Luca. Il sindaco è stato eletto con l’80 per cento dei consensi quando De Luca appoggiava Bersani. Oggi dice che ha simpatia per Renzi, ma il sindaco De Luca non è indagato per quella vicenda lì». E ancora: «A De Luca si può dire tutto ma non che non ha consenso in città, ha fatto il sindaco e lo ha fatto bene e lo dicevo quando lui votava Bersani. Ora De Luca vota per Renzi e subito si dice: bisogna ragionare su De Luca, è discutibile. C’è una indagine a Salerno, per ora lui è uscito da tutto. Il giudizio su Salerno lo danno i salernitani».

Insomma Renzi difendendo De Luca difende il principio per cui un partito non annulla un voto sotto la spinta di un’inchiesta giudiziaria. Ma quando il vicedirettore del Corsera, Pierluigi Battista, su twitter gli domanda: «Perché Renzi e Civati, che volevano le dimissioni della non indagata Cancellieri, non le chiedono per il viceministro De Luca, indagato? (per il Crescent, ndr)». Il sindaco di Firenze risponde: «Punto uno. Le dimissioni si chiedono ai condannati, non agli indagati. In un Paese civile l’avviso di garanzia non è una condanna». E poi: «Punto due: in un Paese civile il ministro della Giustizia non chiama la famiglia di tre arrestati e un latitante e non dice non è giusto». Renzi tace però quando gli si chiede come mai tolleri i due incarichi di De Luca. La verità è che in tre giorni si consumano vecchi e nuovi rancori, il Pd scopre, all’improvviso, che esistono notabili e micronotabilati, per dirla con il politologo Mauro Calise.

E così mentre da Salerno De Luca arringa dagli schermi di Lira tv, i suoi nemici di sempre sparano a zero contro di lui. «Qui a Salerno si sta assistendo — dice il sindaco — ad una infame campagna di diffamazione legata semplicemente ad un dato: il risultato congressuale non è piaciuto a qualcuno. Da qui si è scatenato l’inferno. Ancora una volta non posso che esprimere il mio disgusto per queste volgarità e per queste campagne di aggressione che offendono tantissime persone che in piena tranquillità si sono pronunciate nel voto congressuale». Dal fronte opposto, Guglielmo Vaccaro: «Alla fine anche il giovane Matteo ha ceduto. Che peccato, eppure ci aveva illusi di voler cambiare il mondo», ironizza il deputato Pd. E anche il collega Khalid Chaouki mette il coltello nella piaga: «Quello che è avvenuto a Salerno è una vergogna. Dal 9 cambierà tutto? Inizi a dirci adesso se questo cambiamento Renzi lo tradurrebbe in una richiesta di dimissioni di De Luca». Fanno tutti parte dello stesso partito, anche se non si vede.

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