Primarie Pd, così i giovani scoprono la partecipazione. Ma l’entusiasmo è in calo (da la Repubblica – 21.11.2013)

Primarie Pd, così i giovani scoprono la partecipazione. Ma l'entusiasmo è in calo

Ua fotografia della grande attrazione che l’appuntamento esercita sulla popolazione compresa tra i 18 e i 34 anni, soprattutto se alla prima esperienza di voto. Eppure dopo tre tornate (2007, 2009 e 2012) il fenomeno è in lenta ma evidente flessione. Forse perché è andata delusa la domanda di una maggiore apertura, del partito e della politica

di PAOLO GALLORI

QUAL È il rapporto tra i giovani e le primarie? E soprattutto, in che misura il Pd è riuscito ad attrarre e a non deludere il suo potenziale elettorato più giovane da quando lo strumento delle primarie è diventato prassi consolidata nelle selezione della sua leadership e dei suoi candidati alla guida del Paese? Sono le domande – a 20 giorni dal voto per le primarie Pd – a cui questa settimana cerca di dare risposta una ricerca realizzata dall’osservatorioQuestioni primarie, il progetto di Candidate & Leader Selection, in collaborazione con l’edizione online della rivista Il Mulino e il coinvolgimento dell’Osservatorio sulla comunicazione politica dell’università di Torino.

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Le primarie attraggono i giovani. Il primo dato che si evince dallo studio è incontrovertibile: i giovani partecipano alle primarie con entusiasmo e vanno a incidere soprattutto sulla percentuale di quanti vi si avvicinano per la prima volta. Ma c’è un secondo aspetto su cui il Pd deve necessariamente riflettere: per quanto il fenomeno sia tutt’ora evidente, l’incidenza del voto giovanile alle primarie accusa un trend negativo, ovvero è in discesa.

Lo studio prende in esame le tre esperienze sin qui vissute: le primarie del 2007 vinte da Veltroni, quelle del 2009 vinte da Bersani e quelle del 2012 che confermano la candidatura a premier dello stesso Bersani. I giovani, ovvero la popolazione compresa tra i 18 e i 34 anni (tra i 16 e i 34 nel 2007 e nel 2009) hanno costituito rispettivamente il 30% dei selettori – questo il nome tecnico di chi partecipa alle primarie – nel 2007, il 24% nel 2009 e il 22% nel 2012. Per quanto consistente, la partecipazione giovanile e percentualmente in calo.

Lo studio procede con un ulteriore approfondimento dividendo i selettori in “veterani”, chi ha già avuto esperienza di voto alle primarie, e “matricole”, chi vota per la prima volta. Evidentemente in questo caso l’analisi si sofferma sulle primarie del 2009 e del 2012, mancando un precedente al 2007. Il dato che emerge spiega con molta efficacia quanto le primarie risultino di grande attrazione tra i giovani che vi si avvicinano per la prima volta: nel 2009, a fronte di un 20% di giovani tra l’elettorato dei veterani, essi costituiscono invece ben il 45% del totale delle matricole. Dato impressionante, se si pensa che la popolazione a cui attinge, i giovani, è certamente meno nutrita rispetto agli over 34.

Nel 2012 la fotografia si ripete: i giovani costituiscono il 17% dei selettori veterani, il 34% delle matricole. Anche in questo caso, però, il trend è in flessione.

Ma l’aspetto dello studio più interessante è probabilmente il terzo, quello che prende in esame le differenze nell’atteggiamento di voto dei giovani tra elezioni politiche e primarie, a cui fa riferimento il grafico in testa di pagina. Ebbene, in questo caso le primarie risultano decisamente più attraenti delle elezioni agli occhi del giovane elettorato. Tra chi si era astenuto alle politiche del 2006 e invece vota alle primarie 2007, i giovani costituiscono la maggioranza, il 53%.

Nel 2009, la percentuale dei giovani astenuti alle politiche 2008 che invece partecipano alle primarie resta consistente, il 42%, ma anche qui in calo. Trend discendente che si conferma alle primarie 2012, sempre rispetto alle politiche 2008: tra chi si era astenuto e vota alle primarie, i giovani sono il 32%.

L’attrazione delle primarie sui giovani è confermato anche dal dato relativo a chi alle politiche aveva destinato il suo voto ad altre formazioni di sinistra e successivamente ha preso parte alla selezione dei candidati Pd. Nel 2007 è giovane il 35% di chi alle politiche dell’anno precedente aveva scelto un altro partito di sinistra. Un dato che nel 2009 scende al 31% e nel 2012 addirittura al 27%.

In conclusione, si può affermare che l’idea delle primarie ai giovani è piaciuta da subito, vista come un’occasione di partecipazione reale, di un voto che conta per un candidato convincente. Con un obiettivo chiaro, programmi chiari tra cui orientarsi e un rapporto praticamente diretto con i candidati e con la politica partecipata. Una realtà tanto diversa dall’appuntamento elettorale, dove l’esperienza del voto è assolutamente deludente e deterrente della partecipazione.

Ma c’è da aggiungere che il Pd, pur avendo avuto il merito di indurre a crederci e a uscire di casa un giovane elettorato deluso e ormai quasi agnostico, non è riuscito a rispondere a pieno alla domanda di apertura del partito e della politica di cui quegli stessi giovani sono portatori. Che quel trend negativo della partecipazione giovanile, primarie dopo primarie, sia di monito.

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