Perché siamo con Renzi (da Europa – 21.11.2013)

Con la sua leadership appare possibile realizzare la pre-condizione di fondo per la ripartenza del paese e per affermare una moderna sinistra di governo

Perché siamo con Renzi
L’Italia e l’Europa pretendono un Partito che guidi l’evolversi delle società su una linea politica capace di interpretare e indirizzare le trasformazioni determinate dovunque dal mondo globale.

Con esso si è aperta una storia diversa, che pone fine all’era degli stati nazionali. Si sono mossi e si muoveranno sempre più paesi e popoli che sono stati per gran tempo ai margini della vicenda mondiale. Paesi e popoli già sviluppatisi nell’era degli stati nazionali subiscono le conseguenze di questo immenso fenomeno e, in particolare, degli spostamenti economico sociali che ne derivano.

La crisi di malessere e di disordine che percorre gran parte dell’Europa ha in tutto questo la sua prima base e si muove in questo quadro generale. Al di là dei problemi specifici che investono un paese o un altro, un gruppo sociale o un altro, la crisi di questi anni è al suo fondo alimentata dalla condizione totalmente inedita che la globalizzazione ha creato. Ed è essa, dunque, che profondamente esige e giustifica gli interventi radicali di riforma costituenti l’oggetto vero del dibattito politico nel Partito democratico.

Se in Europa alcune aree sono cresciute in controtendenza alla crisi, è appunto perché sono riuscite a compiere le riforme strutturali che altri paesi che altre nazioni hanno riluttato a fare, col solo risultato di ingigantire la crisi derivante dall’inizio dell’ordine globale. È questo, fondamentalmente, il terreno di scontro interno al Pd fra vecchie e nuove concezioni politiche, tra esigenze di sviluppo e assetti conservatori, tra un tipo di partito logorato e un partito nuovo.

Il modello cui deve tendere l’azione del Pd investe per queste ragioni il tessuto delle forze riformatrici europee. Dovunque occorre contemperare le esigenze degli individui nelle società contemporanee con il rinnovo dei sistemi di garanzia in ordine a istruzione, sanità, vecchiaia e non autosufficienza. È altrettanto importante non ferire la mobilità sociale basata su merito e capacità personali e concepire ogni politica in stretta connessione con la ricerca e la scienza.

La classe dirigente del Pd deve fare uno scatto in avanti, ed esprimere un nuovo nucleo politico-culturale, originale rispetto ai tre filoni espressi dai movimenti che, unendosi, lo hanno fondato. Solo un tale nucleo, che aggiorni, integri e superi le tradizioni esistenti, può rappresentare un riferimento adeguato ad interpretare la complessità della società di oggi, leggendo la realtà per come si è evoluta e rendendo più facile ricostruire una unità interna convincente.

Sottolineiamo in particolare urgenza di:

– la riforma dei criteri di formazione del capitale umano. Un importante nodo è rappresentato dall’insufficiente mobilità sociale e dalla necessità di eliminare i fattori di freno alla possibilità che un giovane italiano possa ambire a migliorare le proprie condizioni sociali di partenza. Occorre rimuovere il superficiale approccio di tipo egualitaristico che ha danneggiato l’eguaglianza delle condizioni di partenza; ha favorito una selezione livellata verso il basso invece che verso il merito, e prodotto una cristallizzazione dei privilegi a vantaggio di chi, nella competizione, partiva già da posizioni di vantaggio. Ecco perché non è procrastinabile una riforma di scuola e università orientata verso criteri di tipo genuinamente meritocratico, che non feriscano il principio del diritto allo studio e salvaguardino la scuola dell’obbligo.

– una riforma del mercato del lavoro in grado di superare l’apartheid che divide i lavoratori protetti, a tempo indeterminato, dai lavoratori non protetti a tempo determinato, semplificando il più possibile le figure contrattuali esperibili e creando le condizioni perché un numero crescente di persone possa godere delle medesime garanzie e della possibilità di costruirsi un futuro. È un intervento che può consentire alle imprese italiane di creare nuovi posti di lavoro assegnandogli adeguati strumenti di valutazione e flessibilità nelle scelte.

– una corretta politica di liberalizzazioni che, sulla scorta delle numerose segnalazioni dell’Antitrust, porti ai vantaggi economici e sociali recati dallo sviluppo di dinamiche concorrenziali. Il fronte d’attacco deve coprire le tre macro aree dei settori a rete, degli oligopoli e dei settori ad entrata regolata. Il fine è l’innescare decisivi benefici sia per gli utenti, in termini di qualità dei servizi e riduzione dei prezzi, che per l’intero sistema Italia.

 la riforma in tempi brevi della legge elettorale riconsegnando ai cittadini il potere di scelta dei propri rappresentanti. Occorre ottenere una soluzione in grado di mantenere l’attuale assetto bipolare e di consentire l’indicazione delle maggioranze di governo contestualmente al voto, garantendo al tempo stesso l’alternanza.

Occorre nel contempo lavorare alla costruzione di un nuovo modello di partito. Un modello che superi quello figlio del partito di integrazione di massa. Occorre indirizzarsi verso nuovi moduli di partecipazione e azione politica in grado di mantenere un dialogo permanente con la società. È sulla base della cultura della società aperta, che il partito può intrattenere rapporti con questi singoli soggetti e seguirne dinamicamente l’evoluzione contrapponendo logiche di interesse generale ad ogni deformazione di tipo corporativo.

Matteo Renzi è oggi obbiettivamente il leader politico in grado di portare a compimento questo percorso. Se vincerà la linea espressa dalla mozione congressuale a sostegno della sua candidatura alla segreteria del partito, sarà possibile rimettere in movimento il paese e portarlo ad esprimere in Europa la politica necessaria ai tempi nuovi.

Con la sua leadership appare possibile realizzare la pre-condizione di fondo per la ripartenza del paese, affermare una moderna sinistra di governo e creare la forza politica necessaria all’unico disegno riformatore che può disperdere il malessere, le reazioni e il disordine da cui è minacciata la società italiana e quella europea.

I liberalPd saranno a suo fianco, sostenendo, difendendo e pungolando un’azione capace di trasformare il Pd nella forza che imprimerà un cambiamento radicale nella società italiana, liberando risorse, energie, intelligenze oggi compresse, emarginate, spesso stremate.

In una visione positiva di un paese che può tornare a competere nel mondo globale.

approvato dal comitato nazionale LiberalPd

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