La militanza #cambiaverso (da Europa – 19.11.2013)

Gli iscritti al partito democratico hanno preferito aprire uno spiraglio sul futuro. Per se stessi e per le generazioni che verranno.

Il cambiamento è arrivato, più impetuoso e radicale del previsto. Il mondo monolitico degli iscritti e della militanza ha cambiato verso, sorprendendo tutti. È stata una lezione di concretezza per chiunque, sostenitori e detrattori del sindaco di Firenze.

Gli iscritti al partito democratico hanno preferito aprire uno spiraglio sul futuro. Per se stessi e per le generazioni che verranno. Si tratta di un credito di fiducia assolutamente non scontato e che deve essere salutato come l’inizio di una rivoluzione antropologica ancor prima che culturale o politica.

I tesserati sono donne e uomini che hanno investito il loro tempo libero, le loro energie, i loro sentimenti, in un progetto per il futuro, un futuro comune da costruire con gli altri. Oggi, di una parte di quel progetto, sono evidenti tutti i limiti. Sotto gli occhi abbondano le rovine.

Allora quelle donne e quegli uomini hanno fatto la scelta più umana e contemporaneamente la più coraggiosa. Hanno deciso di imboccare una strada diversa. Hanno accettato l’idea, non senza sacrificio, che è la meta che conta, non il tragitto.

Iscritti e non iscritti, finalmente insieme, vedono il partito non più come un obiettivo ma come uno strumento.

Oggi è caduto un muro, un muro di pregiudizi e di odio, tirato su ad arte da quanti si oppongono da sempre al rinnovamento. Oggi viene meno una contrapposizione ideologica che in questi ultimi decenni ha deformato il significato della rappresentanza politica.

Stefano Menichini su Twitter parla di “ossessione crepuscolare” in riferimento alla reazione di Massimo D’Alema davanti alla realtà dei risultati delle convenzioni del Pd. Un’ossessione dalla quale intende mettere in guardia, giustamente, Cuperlo e gli altri.

E infatti a cosa ci si vuole opporre? Cosa si vuole contestare? Forse la volontà degli iscritti? Quegli stessi iscritti ai quali si voleva dare in esclusiva il diritto di voto alle primarie per la segreteria? Adesso non sono più degni nemmeno loro?

Ma fortunatamente per il Pd e per il paese, è esattamente da questa ossessione che gli iscritti hanno dimostrato di essersi più che ampiamente affrancati, votando secondo coscienza e non secondo i diktat d’apparato. In questo senso la vittoria di Matteo Renzi è una vittoria di tutti.

Il riformismo inizia a fare breccia nel cuore di chi da sempre si è affidato, con una fiducia puntualmente tradita, ad una classe dirigente che ha garantito ostinatamente lo status quo senza mai preoccuparsi di fare manutenzione istituzionale.

La cortina fumogena a base di paura e scetticismo con la quale è stato avvolto ogni slancio riformistico, è servita a mantenere i cittadini lontano dai temi reali, lasciandoli annegare nei guai quotidiani.

La deprimente guerra tra bande fra i partiti e dentro i partiti, soprattutto all’interno del centro-sinistra, ha creato potentati e feudi di ogni tipo, depotenziando gravemente il sistema paese.

Che il ventennio berlusconiano sia stato una monarchia assoluta è ovvio, ma tale constatazione non può in alcun modo assolvere il partito democratico dalla colpa di essersi comportato troppe volte come una ristrettissima oligarchia.

Oggi c’è una presa di coscienza trasversale a tutto il popolo di centro-sinistra, tesserato e non: gli oligarchi, oramai privi del necessario riconoscimento da parte degli elettori, devono cedere il passo a chi, legittimato dal consenso interno ed esterno, vuol provare a ricostruire ciò che è stato distrutto. Che le cose facciano il loro corso, l’8 dicembre è vicino.

Non c’è niente da interpretare, niente da analizzare. I numeri parlano un linguaggio che non ammette sfumature. Non c’è niente da capire, c’è solo da passare il testimone. Adesso.

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