Renzi: “Non temo i pasdaran e gli avvelenatori di pozzi” (da La Stampa – 19.11.2013)

Colloquio con il sindaco di Firenze: “Chi perde resta come ho fatto io l’anno scorso”

FEDERICO GEREMICCA

Ore 20,45, lunedì sera. Dopo una giornata dura e nervosa, Matteo Renzi è finalmente a casa. L’umore è quello di chi crede di aver superato l’ostacolo più difficile, il voto degli iscritti al Pd: «Diciamo le cose come stanno – annota -: hanno perso la partita: adesso è davvero chiusa». Ma descriverlo in questa serata come un leader sereno e guascone, sarebbe un errore. Il sindaco li chiama “i pasdaran”; o anche “gli avvelenatori di pozzi”. Rivela: «I trattativisti ci chiamano e ci dicono: “ok, avete vinto ma ora calma e prudenza, non pompate il risultato”. E noi, mi creda, faremmo precisamente questo: ma i pasdaran…».

Già, i pasdaran: quelli che ora dicono che la segreteria Renzi potrebbe essere un problema, che molte persone potrebbero non sentirsi rappresentate e andare via, che il sindaco di Firenze – in fondo – non è stato votato da più del 50% degli iscritti al Pd e che la sua legittimazione, dunque, è quel che è. Un tam tam allarmante, e due nomi su tutti: D’Alema e Fassina, perfetti esemplari di pasdaran. «Massimo – dice Renzi – ha scommesso tutto sulla mia sconfitta: mi attacca con qualunque argomento, ha organizzato e continua a organizzare la resistenza. Ma avete visto che toni, però? “Combatteremo palmo a palmo”… La rete lo ha preso in giro: “Ma che fa D’Alema, il vietcong?”. Fassina, invece, è un altro discorso: fa semplicemente ragionamenti stupidi». La polemica del viceministro, insomma, non nasconderebbe secondi fini: mentre D’Alema, avrebbe confidato Renzi ai suoi, «ha il problema di capire se farà di nuovo o no il capolista alle Europee».

Tre settimane di fuoco, da qui all’8 di dicembre: è questo quel che il sindaco di Firenze ora si aspetta in vista dell’atto finale della sua sfida. Tre settimane delicate, «da percorrere da segretario in pectore», dice, sminando il campo dalle insidie maggiori. In testa a tutte, naturalmente, questa storia che Massimo D’Alema ripete ormai da settimane: che alcuni (molti? pochi?) potrebbero andarsene, che il Pd rischia davvero la scissione. Matteo Renzi non ci crede, ma non per questo sottovaluta la minaccia.

«Sì, ora vorrebbero avvelenare i pozzi – dice -, buttarla in caciara. Ma questo è un partito in cui chi perde resta. Io persi con Bersani, ma sono rimasto nel Pd e ho seguito la linea che ci indicava il segretario. Tanti dicono che dopo la sconfitta del 2 dicembre feci il discorso più bello della mia carriera politica. Già, può essere… Ma prima di tutto chiamai il segretario per riconoscere la sconfitta e dirgli “Pierluigi ti sarò leale”: Cuperlo, per ora, a me telefonate non ne ha fatte…».

Un po’ d’amarezza, che non riesce a cacciar via – però – la soddisfazione per il risultato ottenuto. Ancora un paio di mesi fa, infatti, Matteo Renzi era considerato quasi una sorta di corpo estraneo rispetto al Pd, uno che faceva l’occhiolino al centrodestra, un “berluschino” amico di Flavio Briatore e frequentatore degli show di Maria De Filippi. «E invece ho vinto tra gli iscritti al Pd, evento che pareva impossibile – ammette -. I sostenitori di Cuperlo hanno passato il primo mese di campagna a dire che nei circoli avrebbero vinto loro. Poi hanno capito. E si sono preoccupati…».

Non è che Renzi, al contrario, la vedesse tutta in discesa. A metà ottobre, a Bari, nel giorno del lancio della sua candidatura, lo stesso sindaco confessava: «Come andrà nei circoli non lo so: o un pochino avanti io o un pochino avanti lui». Ora che è più sereno dice: «Fanno polemiche intorno al mio 46% tra gli iscritti? Facciano. Quando avrò ottenuto il 60% tra gli elettori delle primarie voglio vedere cosa s’inventeranno…».

Anche lui, del resto, si inventerà qualcosa. Anzi, ha già cominciato. Spiega: «L’8 dicembre io non voglio un voto su una persona, voglio un voto su delle idee. E se vinco, voglio un mandato pieno su quelle idee. Leggo che ci sono preoccupazioni circa il fatto che avrei intenzione di far cadere il governo: ripeto, è falso. Per me Letta può andare avanti oltre il 2014, a condizione che il suo governo faccia». Faccia cosa? Renzi la chiama “la lista della spesa”: «Una nuova legge elettorale, la fine del bicameralismo, l’abolizione delle province, un piano per il lavoro ai giovani, la sburocratizzazione della pubblica amministrazione…». Tanto, forse troppo per un governo la cui maggioranza va sciogliendosi in mille rivoli.

«Io non ho fretta – ripete Renzi – ho 38 anni, posso aspettare…». Ma è difficile immaginare la sua come una “segreteria d’attesa”. Si pensi a quel che ancora ripete sul caso-Cancellieri: «Che rimanga al suo posto è una follia. Quel che sta emergendo l’ha delegittimata: restare dove sta sarebbe un danno anche per lei». Dopodiché, la linea è chiara: «Se il segretario si affiderà alle valutazioni del gruppo della Camera, noi saremo molto duri; ma se invece ci indicherà una via, la seguiremo: qualunque essa sia». Un Renzi che diventa obbediente e remissivo? Mah… Piuttosto un Renzi che sta per diventare segretario. E che domani vorrebbe esser seguito e ascoltato come lui oggi segue e ascolta l’attuale segretario… 

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