Pd, contro il tandem Grillo-Berlusconi resta solo Renzi (da Linkiesta – 16.11.2013)

LA SCISSIONE DEL PDL E IL TRAVAGLIO PD

Il sindaco dopo le primarie “vede” elezioni anticipate. Il ruolo di Civati, lo scoglio Cuperlo-Letta

Alessandro Da Rold

«E adesso che facciamo? Entriamo nel Nuovo Centrodestra?». La battuta di un dirigente del Partito Democratico racconta meglio di ogni altro commento la situazione di stallo in via del Nazareno nel giorno della “scissione” del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi. Dopo l’ottimismo dei giorni scorsi sulla durata dell’esecutivo, il risveglio dei democratici non è dei migliori, soprattutto vedendo i numeri risicati in parlamento, che presto verranno messi a dura prova dalle bordate del «partito del voto anticipato» (@Angelino Alfano), ossia la nuova Forza Italia a trazione berlusconiana e il redivivo Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo.

In pochi nel Pd si avventano nel commentare la perfomance oratoria del Cavaliere al Consiglio Nazionale. Tace il segretario Guglielmo Epifani (che solo a tarda sera al Tg1 parlerà di un governo più forte dopo la scissione del Pdl ndr), tace il sindaco di Firenze Matteo Renzi che però domenica 17 novembre parlerà da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. E questo silenzio, tutto sommato, la dice lunga su come le anime piddine si stiano interrogando su quello che potrebbe succedere da qui a metà dicembre. Perché il punto è che l’asse Napolitano-Letta-Renzi, da mesi architrave dell’esecutivo, inizia a vacillare. A quanto pare l’ex rottamatore ha deciso di portare fino in fondo la battaglia sulla segreteria, ma allo stesso tempo vuole evitare di farsi “cuocere” a fuoco lento per un altro anno sotto un governo impopolare secondo i sondaggi, per di più da segretario del Pd.

 

Berlusconi all'ultima sfida

 

Il caso Cancellieri, la decadenza di Berlusconi, la legge di stabilità bocciata dall’Europa, una nuova legge elettorale che non riesce a trovare un’anima, sono tutte spie di un partito che si appresta alle primarie dell’8 dicembre con troppe incognite sulla testa. Dalle parti di palazzo Vecchio, sede del comune di Firenze, si narra di un Renzi diviso e tormentato, tra il compromesso di far durare questo governo ancora un anno oppure spingere per votare a marzo, vincere e conquistare oltre al governo la presidenza di turno nel Consiglio dell’Unione Europea. Del resto, come spiega un ex testa lucida del vecchio Pci, «oggi le larghe intese di Napolitano sono finite. Letta dovrà prenderne atto come lo stesso Capo dello Stato. Si naviga a vista, giorno per giorno. E Renzi, che già non reggeva le larghe intese chiedendo riforme e passi avanti, figuriamoci se adesso sosterrà le piccole…».

Già ieri il premier Enrico Letta aveva chiesto ad Angelino Alfano numeri sicuri alle camere per la tenuta del governo. Il pallottoliere è fermo a 13, contando la nascita dei nuovi gruppi. Sono voti troppo risicati per ottenere le agognate «grande riforme istituzionali» e che in ogni caso fanno paura. Inoltre il Pd di “governo” si ritrova persino due bestie da domare. Sono Grillo e Berlusconi, che non lesineranno bordate e imboscate. Per il primo le elezioni in Basilicata sono già state «un funerale» per i democratici. Il secondo, invece, con la sua “folta” pattuglia di parlamentari rischia di mettersi di traverso a ogni provvedimento.

 

Letta e Cancellieri

Non solo. Letta si ritrova in casa il problema delle varie scissioni nei partiti. Da Scelta Civica fino al Pd è tutto un fiorire di richieste di rimpasti e poltrone. In sostanza il caos. Che potrebbe già manifestarsi il giorno della mozione di sfiducia per il ministro di Grazia e Giustizia, con la nuova Forza Italia a quanto pare già compatta con i grillini per mandare a casa il guardasigilli. E i renziani cosa faranno? In via del Nazareno c’è chi propone una nuova alleanza interna ai democratici per pescare anche voti nella sinistra più radicale come tra i grillini. «Renzi dovrebbe sentire Civati, trovare un accordo e andare spedito verso voto». Finora l’inedito asse è solo una suggestione che potrebbe però diventare necessario e obbligato per sbaragliare alle prossime elezioni il tandem Berlusconi-Grillo. Resta da capire come giocherà il fattore «Gianni Cuperlo», rappresentante di quella storica classe dirigente del Pd che non intende mollare: molto dipenderà dal risultato finale delle primarie. E in queste ore è guerra sui numeri per chi sta vincendo nei circoli democrat.

Lo stato di fibrillazione insomma è forte. Non è un caso che a parlare in queste ore siano stati soprattutto i renziani. Antonio Funiciello, filo renziano nella segreteria dei democratici, lo spiega con un tweet: «Il governo è nato da un patto tra Pd e Pdl. Pdl non c’è più. Quindi tocca verificare se e con chi il Pd possa rifondare patto. E fino a quando». Più preciso Paolo Gentiloni, che con un’intervento sul quotidiano Europa: «Per noi del Pd, dunque, non c’è molto da festeggiare. Dalle larghe intese passeremo alle intese strette o variabili. Con il rischio di dover portare solo noi la croce di un Governo non solo nostro. E di veder trasformate in una trappola mortale elezioni europee sotto il fuoco incrociato di Grillo e Berlusconi». Renzi, insomma, al voto anticipato ci sta pensando. E i sondaggi potrebbero gonfiarsi come vele al vento. «Dopo l’8 dicembre cambia tutto», dice un renziano. «E Matteo non si farà di certo intimorire dal semestre europeo, anzi…».

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