Meglio Renzi o Cuperlo? Tre domande ai candidati (da Europa – 05.11.2013)

I due interpretano due visioni del paese e del partito molto diverse tra loro: i congressi si fanno proprio per scegliere tra opzioni alternative

Fermo restando il preciso dovere di sanzionare con la massima severità la pratica del tesseramento truffaldino, per contribuire a porre rimedio al discredito pubblico che ne è sortito i candidati dovrebbero ricondurre il confronto tra loro sul terreno proprio della politica. Con altri amici e colleghi, tra i quali Rosy Bindi, ho scritto e sottoscritto un documento da offrire quale contributo al confronto congressuale. Il riferimento critico al profilo dei due principali candidati, Renzi e Cuperlo, è intenzionale. Li si apprezza entrambi, ma non ci si riconosce compiutamente né nell’uno né nell’altro. Prima di porre loro alcuni quesiti, è utile fissare sinteticamente l’autonomo punto di vista sotteso al suddetto documento.

Semplificando drasticamente esso può essere riassunto così: sulla politica (al singolare) mi sento più vicino a Renzi, sulle politiche (al plurale) a Cuperlo. Apprezzo bipolarismo, democrazia competitiva, nitida distinzione tra destra e sinistra, regola elettorale maggioritaria da un lato; ma, nel contempo, audace riformismo sociale e fermo ancoraggio ai principi costituzionali, cioè chiaro affrancamento dalla subalternità al paradigma liberale che ha fatto breccia anche a sinistra.

E’ la terza via, originale e innovativa, dell’Ulivo, che non mi pare adeguatamente rappresentata da alcuno nel dibattito congressuale.

Chiarito il punto di osservazione, ecco i quesiti che mi permetto di girare ai candidati. Cominciando da Renzi. La sua ripresa della celebre e controversa vocazione maggioritaria del Pd, con la connessa, legittima ambizione di fare breccia nell’elettorato del centrodestra, espone la sua piattaforma programmatica al rischio di oscillare tra la genericità degli slogan e la subalternità al mainstream che ha dominato la cultura economica e sociale degli ultimi due decenni e che non è immune da responsabilità nella grande crisi che ha investito l’occidente sviluppato. Non ha torto chi osserva che il blairismo se non un deragliamento della sinistra è quantomeno una ricetta datata. Domando: dove stanno, in concreto, le differenze programmatiche e la riconoscibile alternatività al centrodestra, nel mentre e giustamente si teorizza una democrazia competitiva? Ancora: Renzi ha conquistato larghi settori del popolo di sinistra un tempo diffidenti nei suoi confronti ma ora comprensibilmente sedotti dall’idea di una sinistra finalmente vincente dopo tante, troppe e brucianti frustrazioni. E tuttavia vincere è un mezzo o un fine intermedio, non il fine ultimo. Fine ultimo è il bene della comunità. Il consenso è essenziale in democrazia, ma non può assurgere a bene assoluto cui sacrificare principi e convinzioni metapolitiche. Quelle per le quali si fa politica. Ancora, il partito. Esso non può essere il predellino del leader. Ciò contrasta con le culture politiche confluite nel Pd e con la concezione del partito disegnata in Costituzione. La rottamazione si è rivelata una carta comunicativa vincente e, di più, una risposta magari grezza a una prorompente domanda di discontinuità oggettivamente ineludibile. Ma essa non può spingersi sino alla rimozione delle radici, alla liquidazione di competenze ed esperienze, alla mancanza di rispetto per le persone.

E veniamo a Cuperlo. Con e dietro di lui sta tutto intero il vecchio gruppo dirigente sconfitto che, in nome di un elementare principio di responsabilità, dovrebbe passare la mano. Tocca ad altri, avendo noi (pro quota mi ci metto anch’io) mancato l’obiettivo. In particolare quello di costruire un partito strutturato degno di questo nome. Proprio su questo Bersani vinse il congresso, in opposizione al modello veltroniano. Cosa ci autorizza a pensare che a Cuperlo possa riuscire quel che non è riuscito a Bersani, il quale, sul punto, era forse più versato? Ancora: Cuperlo è uomo di buone letture che fa risuonare un’accattivante musica di sinistra, ma tra i suoi sostenitori figurano pretoriani del governo Letta. Eloquente il caso di Fassina, il più combattivo sponsor di Cuperlo, che troppo spesso sconta una dissociazione tra la volonterosa prospettazione di ricette classiche di sinistra e la partecipazione a un governo di tutt’altra natura e orientamento guidato da un premier che in passato ne chiese le dimissioni da responsabile del dipartimento economico del PD. Per tenere plausibilmente certe posizioni critiche meglio sarebbe stato non imbarcarsi nel governo. Fuor di ipocrisia, è già scritto che la competizione che più conta, quella per la premiership, sarà tra Renzi e Letta. È perciò da chiedersi se, a dispetto delle apparenze, la candidatura di Cuperlo sia per davvero quella più di sinistra.

Poste tali questioni, va tuttavia riconosciuto un elemento positivo: più di quanto i due protagonisti non lo enuncino apertamente (anche perché protesi ad allargare il loro consenso) essi indubitabilmente interpretano due visioni politiche e di partito diverse. I congressi si fanno appunto per scegliere tra opzioni alternative. Del resto, il Pd ha urgente bisogno di darsi una linea chiara e una guida autorevole, sicura, legittimata. La cosa peggiore – una vera truffa politica – sarebbe il cosiddetto ticket. Uno segretario, l’altro vice. Un accordo consociativo che nuocerebbe al Pd e alla politica italiana.

Annunci

Informazioni su Salerno per Renzi

SALERNO PER RENZI LEADER DEL PD Cambiare il PD per cambiare l'Italia
Questa voce è stata pubblicata in Articoli dalla Stampa Nazionale, Politica Nazionale e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.