Il Renzi responsabile che parla già da segretario. Palazzo Chigi può attendere (da Europa – 31.10.2013)

GIOVANNI COCCONI 31 OTTOBRE 2013
Il Renzi responsabile che parla già da segretario. Palazzo Chigi può attendere
Non è stato un intervento pubblico ma è stato il primo discorso da segretario di Matteo Renzi. Martedì sera alla Camera, davanti ai “suoi” 160 parlamentari (solo tre assenti, giustificati), il sindaco è sembrato farsi carico della responsabilità che, in caso di vittoria al congresso, il nuovo ruolo gli affiderà. Che significa due cose: primo, essere il segretario di tutto il partito, non solo della maggioranza che lo ha sostenuto al congresso; secondo, occuparsi del governo che c’è, non solo di quello che verrà.

Renzi ha lasciato alla Leopolda i toni da comizio e le parole della rottamazione, per vestire i panni del leader in pectore del primo partito italiano, non del candidato premier, «perché dopo l’8 dicembre c’è il 9 dicembre e io devo occuparmi del 9. Lo chiedevo a Bersani, ora toccherà a me».
Come già a Firenze Renzi si è mostrato inclusivo («non esistono renziani della prima ora e renziani della seconda») e poco impaziente: il suo Pd dovrà incalzare il governo senza metterlo in pericolo, dettando l’agenda del dibattito politico, «come già avvenuto con le primarie dell’8 dicembre, che hanno costretto Berlusconi e Grillo a rincorrerci». Palazzo Chigi può attendere. «Non dobbiamo schiacciare il presente tra il passato e il futuro» ha detto quasi citando Sant’Agostino.

Naturalmente Renzi ha parlato anche della campagna che lo attende, che toccherà tutte le regioni italiane: l’importanza del tesseramento, la necessità di creare nuovi comitati elettorali, senza riciclare quelli dell’anno scorso, l’esigenza del fund raising. «Guai a dare la vittoria per scontata, anche se i sondaggi sono molto buoni».

Poi, ecco i contenuti, declinati per punti, come alla Leopolda: riforme («ai senatori dico che è l’ultima volta che abbiamo eletto il senato», ha scherzato), Europa («dei popoli, non dei populismi»), lavoro («noi dobbiamo essere quelli che creano posti di lavoro»), cultura-scuola («Tremonti diceva che con la cultura non si mangia. Noi sulla cultura dobbiamo fare impresa»). Ha ripetuto che la prima conferenza del suo Pd sarà sul Mediterraneo, che si dovrà riformare anche la giustizia penale, che in primavera presenterà il suo Jobs act.

Sarà cruciale non dimenticare mai chi vota oggi Partito democratico. «Siamo il primo partito tra gli impiegati pubblici e i pensionati, il terzo tra i disoccupati, gli operai e il lavoratori autonomi». La vera rivoluzione sarà cambiare l’elettorato del partito. Una trasfusione di sangue.

@GiovanniCocconi

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