È già effetto-Renzi, Grillo e Pdl inseguono (da Europa – 29.10.2013)

Dopo la Leopolda il sindaco traina il Pd nei sondaggi. Marina smentisce la discesa in campo, il leader M5s corre a Roma dai suoi

 

Il giorno dopo la Leopolda, Matteo Renzi si gode il tepore di un appuntamento (un «evento bellissimo», ha commentato il sindaco) che ha costretto tutti i competitors – no, non soltanto quelli diretti, nelle primarie del Pd – a calibrarsi sul rottamatore e sulla sua agenda.

Come rivelano la telenovela attorno al nome di Marina Berlusconi (e della sorella Barbara, finite a smentire troppe ricostruzioni che le vorrebbero in campo al posto del Papi) e l’improvvisata incursione di Beppe Grillo in Senato per presentare sì la fin troppo rinviata piattaforma di consultazione online, ma chissà, anche per impallare il pessimo risultato dei Cinquestelle in Trentino-Alto Adige.

Oggi a Roma si inaugura il comitato elettorale del sindaco di Firenze. Segno che la Capitale non è più periferica nelle strategie renziane e che la strada per la leadership parte, innanzitutto, dalla squadra stretta, galvanizzata dalle good vibrations della Leopolda e dai sondaggi che danno il Pd in crescita al 30%.

Ieri al Nazareno gli occhi erano tutti puntati alla boccata di ossigeno arrivato da Trento, con la conferma del centrosinistra, la scomparsa del Pdl e il fiasco grillino (anche se il leader M5s sostiene che la loro è stata una rotonda «vittoria», come Silvio ai bei tempi).

Una (relativa) compattezza, scheggiata soltanto dai risultati a macchia di leopardo dei congressi locali, in particolare nel centro-nord, che hanno tributato il successo di Renzi e dei suoi candidati, con tuttavia alcuni casi – come quello di Enna, con la vittoria di Vladimiro Crisafulli – in controtendenza rispetto allo «spirito della Leopolda».

Anche a Palazzo Chigi l’impressione è che, se nubi si stagliano all’orizzonte, non vengono da Firenze, ma da dentro casa. C’entra, certo. il voto di oggi della Giunta per la decadenza di Berlusconi (decisivo il voto di Linda Lanzillotta di Scelta Civica), ma soprattutto le fibrillazioni interne a Pdl, anzi a Forza Italia. Con Angelino Alfano che non lascia, anzi raddoppia, sottolineando la leadership di Berlusconi ed escludendo la presentazione di un documento dei cosiddetti “innovatori” da lui guidati, in vista dello showdown del prossimo 8 dicembre.

L’insistenza, però, di una discesa in campo di Marina la dice lunga sulle intenzioni del papà, stretto da una guardia di fedelissimi tra cui è difficile intravvedere un delfino (perfino nello zelante Raffaele Fitto) e dalla forza gravitazionale del cognome che spingerebbe verso una soluzione dinastica che tenga assieme predellino e continuità della ditta di famiglia.

Un movimento che Grillo coglie al volo, tanto da precipitarsi a Roma per esibirsi nel solito numero contro Napolitano («un furbo» lo ha definito ieri in una conferenza assai poco stampa) che ha spinto Enrico Letta a fare il corazziere via Twitter («attacchi inaccettabili»).

Obiettivo centrato: l’uscita del comico si prende tutta l’attenzione, secondo copione. Le larghe intese tirano il fiato, finché c’è Grillo c’è speranza.

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