Renzi: “Non ci sono bandiere Pd parliamo anche ad altri mondi” (da la Repubblica – 26.10.2013)

Renzi: "Non ci sono bandiere Pd parliamo anche ad altri mondi"

Il sindaco dopo l’intervento del politologo D’Alimonte: “Faremo passare la voglia del proporzionale”. Alla Leopolda è il giorno degli interventi da quattro minuti. Grandi applausi all’intervento del finanziere Davide Serra: “Si garantiscono i vecchi a spese dei giovani”. Epifani: “Abbiamo bisogno di riprendere in mano un progetto del futuro all’altezza del nostro Paese”.

di SIMONA POLI E LAURA MONTANARI

Non ci sono bandiere, non ci sono simboli che riportino al Pd. “Non è un’iniziativa del Pd, è un’iniziativa che parla anche ad altri mondi” dice Matteo Renzi sul web replicando a chi gli chiedeva come mai alla Leopolda non ci fossero insegne di partito. Nella brochure distribuita in sala, a proposito dello stile, si sottolinea: “No loghi politici”. Poi quando nell’ex stazione fiorentina arriva il segretario del Pd Guglielmo Epifani, Renzi lo accoglie: “E’ una bella novità avere con noi il segretario del Pd. Un anno fa c’era la contro manifestazione, stavolta c’è un clima diverso”. Parla intorno alle 13,30: “Abbiamo bisogno di riprendere in
mano un progetto del futuro all’altezza del nostro Paese” spiega. “Se dovessi scegliere un nome per il futuro, secondo lo slogan di questo nostro incontro, sceglierei libertà intesa come libertà di scelta. Dobbiamo recuperare la libertà, come libertà di scelta, soprattutto per le nuove generazioni. Solo quando questa tornerà in campo, ci sarà un futuro certo ed importante per le nuove generazioni che, a differenza della mia, non trovano più un lavoro”. Il segretario del Pd ha anche detto che il Paese “non può continuare a galleggiare” e che bisogna smetterla di incolpare la moneta europea: “La colpa non è dell’Euro, ma di quello che è stato fatto dopo”.

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E’ il giorno degli interventi liberi dal palco, quattro minuti ciascuno. Il primo a prendere la parola è un blogger, poi una diciottenne, poi una giovane mamma, poi via via tutti gli altri. Politici, intellettuali, imprenditori, commercianti, studenti. 

Renzi è sul palco che ascolta, a una scrivania che ha da un lato una lavagna dall’altro una bicicletta. I simboli sono importanti in questa Leopolda: la Cinquecento parcheggiata, la Vespa, i tavoli, le frasi celebri.

“Nella serata di ieri sono stati raccolti cinquemila euro per il finanziamento della convention” spiega rispondendo a una domanda sul tema posta via twitter, e spiegando che il finanziamento della manifestazione avviene mediante donazioni attraverso il sito web matteorenzi.it. In sala arriva anche il finanziere Davide Serra che era stato dato come assente alla vigilia e che Renzi presenta come “il mio amico” difendendolo dagli attachi sulla vicenda Cayman: “E’ stato accusato di essere un vampiro, invece è una persona molto perbene”. Dice Serra: “Sono qui per parlare di meritocrazia, non di lobbismo, appartenenza o casta economica”. E’ convinto che “gli italiani possano vincere ma devono essere messi in condizione di farlo: chi vuole farli perdere, quella cricca di interessi privati e pochi di interessi politici, deve essere cambiata”. Serra è diretto: “Negli ultimi 40 anni, l’Italia è riuscita a esprimere al vertice il peggio di quello che ha, e non riesco a capire perché. La classe che ha gestito gli ultimi 40 anni – ha spiegato il finanziere ricscuotendo molto applausi – è stata barbara, perché ha rubato alla mia generazione e a quella dei miei figli”. Ha parlato di italiani di serie A e di serie B, questi ultimi sono quelli che in pensione “ci andranno a 70 anni, mentre gli altri si sono andati a 55”: quindi, “si garantiscono i vecchi a spese dei giovani”. Applausi.
Il giovane finanziere che vive a Londra ha attaccato in un passaggio: “Il board del Corriere della Sera è un’accozzaglia di perdenti” e critica la cacciata nel 2006 dell’allora amministratore delegato Vittorio Colao, che poi ha ottenuto risultati brillanti in Vodafone.

Il format tv della Leopolda

Prima di Serra era salito sul palco il politologo fiorentino, docente universitario, Roberto D’Alimonte che parla della riforma elettorale: “Una riforma elettorale che va bene a tutti i partiti? No una riforma che va bene al Paese”. E aggiunge: “Sono per l’abolizione pura e semplice del Senato, non il superamento del bicameralismo”. Sostiene il sistema elettorale a doppio turno: “Il premio di maggioranza in due turni avvicina al modello dei sindaci”. D’Alimonte si dice contrario a una riforma in senso proporzionale: “C’è tanta voglia di proporzionale dentro una parte del Pd, dentro una parte del Pdl, dentro una parte del Movimento 5 Stelle, per non parlare di Casini e soci” attavva il politologo. D’Alimonte spiega anche che l’argomento secondo cui la riforma deve andare bene a tutti è un alibi insidioso: “La riforma deve andare bene al Paese. Usare l’argomento secondo cui la riforma elettorale deve andare bene a tutti vuol dire mettere nelle mani del Pdl le chiavi della riforma. Il Pdl, anzi Forza Italia, non vuole né collegi uninominali né doppio turno: francamente mi sembrano due veti eccessivi per un partito solo. Se accettiamo i due veti di Forza Italia l’unica soluzione diventa il proporzionale, e oggi in queste condizioni il proporzionale sarebbe un disastro per il Paese”. Concorda Renzi che chiosa: “C’è voglia proporzionale, ma la faremo passare perchè bisogna sapere chi governa, servono le garanzie”.
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Poi tocca agli imprenditori, parla Brunello Cucinelli che cita Socrate e D’Agostino: “Per essere credibili dobbiamo essere veri” dice. Subito dopo sale sul palco Andrea Guerra, ad di Luxottica: “Viviamo un grande cambiamento. Tre miliardi di nuovi consumatori”. Aggiunge: “Trasformiamo il pane in eccellenza, questo è quello che possiamo e dobbiamo fare. Stiamo vivendo una rivoluzione industriale clamorosa, nessun paradigma tecnologico che valeva nel ’90 che vale ancora oggi” assicura e spiega che bisogna affrontare le sfide in modo nuovo: “C’è bisogno di un lavoro diverso, chiediamo ai nostri operai straordinari, turni diversi perchè è il lavoro è così”. 
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