Il disorientamento renziano di fronte all’accelerazione del Quirinale di Rudy Francesco Calvo*

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Napolitano insiste sulla necessità di arrivare ad un accordo. Ma su un’ipotesi che il sindaco di Firenze non gradisce affatto. E c’è un garbuglio senato-camera

La nota inviata nel tardo pomeriggio di ieri dal Quirinale non lascia dubbi sulle intenzioni del capo dello stato: Giorgio Napolitano vuole una riforma elettorale prima del pronunciamento della corte costituzionale del 3 dicembre, per evitare una «sovrapposizione» tra il parlamento e la Consulta su una materia così delicata. Per questo il presidente «ritiene suo dovere adoperarsi», sollecitando tutti i partiti affinché modifichino il Porcellum almeno in una delle due camere.

Anche perché le indiscrezioni che giungono dal fronte opposto a piazza del Quirinale, quello della Consulta appunto, lasciano intendere che il ricorso contro l’attuale legge potrebbe essere accolto, contrariamente a quanto auspicato da molti. Da quel momento, scatterà il conto alla rovescia verso il pronunciamento di merito, che arriverebbe entro un paio di mesi a dare un colpo d’accetta al Porcellum.

Sul merito, ovviamente, il Colle non si pronuncia. Ma i lavori già incardinati al senato non lasciano intravedere soluzioni diverse dal sistema simil-spagnolo elaborato dai relatori in commissione affari costituzionale Donato Bruno (Pdl) e Doris Lo Moro (Pd).

Una riforma che, nel quadro politico attuale, equivarrebbe a un proporzionale e alla conseguente perpetuazione delle larghe intese. Un rospo che Napolitano sembra disposto a ingoiare, così come Letta, nonostante non corrisponda certo alle loro preferenze.

Fino a pochi giorni fa, anche il Pd era instradato in questa direzione. Poi, però, è intervenuto Matteo Renzi a far “cambiare verso” al partito di cui potrebbe diventare presto il segretario: bipolarismo da difendere a ogni costo, attraverso una proposta simile a quella elaborata da Roberto D’Alimonte, con un premio di maggioranza assegnato nel ballottaggio tra le due coalizioni più votate.

I dettagli si conosceranno meglio a metà novembre, quando il sindaco presenterà la sua riforma. O, almeno, così ha promesso. Nel frattempo, l’obiettivo minimo del sindaco era quello di bloccare il “Porcellinum” in discussione al senato.

Gli interventi di Napolitano di questi giorni, però, hanno costretto Renzi a frenare. Troppo recente è lo scontro con il capo dello stato sull’amnistia, ricomposto nel faccia a faccia fiorentino di mercoledì scorso, per aprire un altro fronte di battaglia con il Colle.

Certo, ieri è tornato a sostenere la necessità di «una legge chiaramente bipolare con cui nessuno poi va a braccetto con l’altro, che consenta subito di sapere chi ha vinto e che garantisca la stabilità per cinque anni».

Ma adesso il percorso diventa più complicato, soprattutto sul breve periodo: come impedire l’approvazione del “pillolato” Bruno-Lo Moro? In alternativa, come imporre subito dopo una retromarcia?

I renziani presenti alla Leopolda ne hanno discusso fino alla tardissima serata di ieri, in ben due tavoli di lavoro. Le indicazioni che ciascuno dei partecipanti ha portato alla discussione sono state, però, molto diverse: difficile che ne venga fuori un “Leopoldellum” ben definito.

C’è chi ipotizza l’approvazione alla camera della proposta che sarà presentata dal sindaco, creando un paradosso istituzionale (oltre a ulteriori attriti con Napolitano), con i due rami del parlamento che portano avanti due riforme opposte sulla stessa materia. Un percorso contorto, che i più “realisti” tra i  renziani ritengono improbabile.

Questi ultimi propendono per modificare alla camera il testo che uscirà dal senato, imponendo infine a palazzo Madama un’ulteriore lettura. Nel frattempo, Renzi sarebbe già diventato segretario del Pd e l’intervento della corte costituzionale sarebbe “neutralizzato”.

Bisognerà aspettare le parole del sindaco qui sul palco “di casa”, domani, per capire in quale direzione vorrà muoversi.

26.10.2013

di 

@rudyfc

*http://www.europaquotidiano.it/2013/10/26/il-disorientamento-renziano-di-fronte-allaccelerazione-del-quirinale/

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