Dal femminicidio alle riforme. I cento tavoli di Renzi (da La Stampa – 26.10.2013)

La convention Leopolda 2013 con il sindaco di Firenze

«S’era in cinque quando sono diventata renziana io…», ride la vicesindaca di Firenze, Stefania Saccardi, all’ingresso della Leopolda, guardandosi intorno, mentre poco più in là si ingrossa la coda al buffet – penne alle verdure, bocconcini di pollo coi piselli, prosciutto e frutta, 15 euro per la cena di ieri e il pranzo di oggi. Sono le otto di sera e si sta per aprire la versione 2013 della Leopolda, la quarta, la prima in cui «la strada è in discesa», come ammette Giacomo Bei, avvocato e amico di Renzi, la prima in cui si moltiplicano le facce note, parlamentari e amministratori, un anno fa con Bersani e oggi folgorati sulla strada di Matteo.  

«L’anno scorso essere qui voleva dire essere contro qualcuno, stavolta è tutto cambiato», considera Roberto Reggi, che un anno fa guidava le truppe renziane all’assalto delle primarie, «gli scagnozzi di Bersani», gli scappò detto, e furono polemiche. Quest’anno, scenografia vintage – con una vecchia Fiat 500 e una Vespa sul palco, oggetti degli anni 50-60, a ricordare gli anni del boom e della crescita – e centinaia di persone, renziani vecchi e nuovi. Si inizia da cento tavoli rotondi, in un’atmosfera a metà strada tra la sala da matrimoni e la tombolata: in ognuno si discute per novanta minuti di un tema, un politico a coordinare e un esperto a fare da «provocatore».

Dal femminicidio, coordinato dal fedelissimo David Ermini, alla legge elettorale (ben due tavoli dedicati), dai social network alla (affollatissima) discussione sulla legge Bolkestein sugli stabilimenti balneari fino al consesso dedicato all’oscuro tema del packaging for news. Seguitissimo il tavolo delle riforme, numero 56, a coordinare i renziani della prima ora Dario Nardella e Francesco Clementi («io sono renziano dentro»).

La discussione sulle infrastrutture immateriali la conduce il governatore della Liguria Claudio Burlando; ai diritti civili l’ex deputata Paola Concia; il deputato di Scelta civica (in allontanamento) Edoardo Nesi, scrittore premio Strega, al Made in Italy; il fedelissimo di Franceschini, Piero Martino, alla comunicazione. Al tavolo sulla giustizia, coordina il sindaco di Bari Emiliano, ma non si dica che è renziano, «non ho mai aderito a una corrente». Nel Pd di Matteo però ci crede, «spero di essere protagonista, non come con Bersani». Quello sul lavoro è guidato da Marianna Madia: «L’altra volta ho sostenuto Bersani perché sui temi di cui mi occupo, sul lavoro, mi riconoscevo di più. Dopo il pasticcio sull’elezione del presidente della Repubblica, ho capito che il problema è prepolitico, strutturale. Con Matteo credo si possa cambiare».

Alle pareti un collage di frasi, da Domenico Modugno a Einstein, da Kennedy a Camus a Gandhi. Ognuna potrebbe essere uno slogan per Renzi. Sul futuro, sulla speranza, il sogno. E anche la vittoria: «Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci».

Annunci

Informazioni su Salerno per Renzi

SALERNO PER RENZI LEADER DEL PD Cambiare il PD per cambiare l'Italia
Questa voce è stata pubblicata in Articoli dalla Stampa Nazionale, Leopolda 2013, Politica Nazionale e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.