La delocalizzazione del Nazareno: Renzi inizia a disegnare il suo partito di Davide Allegranti*

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«Nel Pd che faremo conteranno di più i territori e di meno i dipartimenti centrali»

Si compie, almeno per questa settimana, il progetto renziano di delocalizzazione del Pd. La politica italiana fugge da quella Roma sprecona ed elefantiaca contro cui Matteo Renzi sempre si scaglia (a Bari ha detto: «Quando un sindaco va a Roma ha l’impressione che il tempo non sia importante, che si possa rinviare, rimandare, l’impressione che il tempo fluisca come se niente fosse»).

Da oggi fino a domenica, il sindaco di Firenze prova a cambiare verso al Palazzo, decentrando l’attenzione, delocalizzando Sant’Andrea delle Fratte. E per qualche fassiniana coincidenza astrale (nel senso di Piero, sindaco di Torino e presidente dei sindaci italiani) Anci, presidente della repubblica, il presidente del consiglio, mezzo governo, parlamentari, amministratori, si troveranno tutti sulla riva dell’Arno.

Si comincia oggi con la XXX assemblea nazionale dell’associazione nazionale Comuni italiani alla Fortezza da Basso, cui parteciperanno – salvo contrordini – sia Giorgio Napolitano che Enrico Letta. L’ultimo giorno dell’assemblea, venerdì, coinciderà con il via alle ore 18 della nuova edizione della Leopolda, che durerà fino a domenica.

Ci sarà anche Guglielmo Epifani ed è la prima volta per un segretario del Pd; negli anni scorsi, infatti, Pier Luigi Bersani aveva sempre organizzato, in contemporanea con la convention renziana, un’assemblea di partito, alternativa, a qualche centinaio di chilometri di distanza.

Per ora c’è massima segretezza sugli ospiti, ma il leitmotiv sembra essere chiaro; la traccia è tutta dentro la mozione presentata per il congresso. Per questo sarà inevitabilmente una Leopolda congressuale, con alcuni temi chiave. A partire dalla difesa del bipolarismo, avviata a Bari.

«Noi se vinceremo le primarie la legge elettorale la faremo, la imporremo e cominceremo dalla camera, dove abbiamo la maggioranza assoluta e abbiamo una relazione molto forte con una parte di Scelta civica e con Sel per una legge di impianto bipolarista. I numeri per approvare una legge elettorale alla camera ci sono», ha detto ieri Renzi intervistato da Repubblica tv.

Ma il sindaco sembra ormai tornato nei suoi panni di acchiappavoti trasversale. La candidatura a segretario, inevitabilmente, allontana un elettorato diverso a quello del Pd, tuttavia Renzi non vuole considerarlo un handicap.

«Vuoi anche i voti del centrodestra? Sì. E vuoi i voti di Grillo? Assolutamente sì. Non è uno scandalo, è logica: se non si ottengono i voti di coloro che non hanno votato il Partito democratico alle precedenti elezioni, si perde», scrive Renzi, che inizia a dare una struttura al suo modello di partito, fatto di amministratori, circoli e parlamentari.

«Nel Pd che faremo conteranno di più i territori e di meno i dipartimenti centrali». Renzi intende coinvolgere i sindaci e gli assessori, magari qualcuno di loro finirà anche in segreteria. Ma siccome il Rottamatore ha intenzione di ricandidarsi a Firenze, è possibile che – in osservanza al doppio ruolo – a far da sentinelle nella Capitale ci saranno i (suoi) parlamentari.

Averli in segreteria, peraltro, consentirebbe di risparmiare, perché deputati e senatori hanno già un’indennità e non vanno pagati come se fossero soltanto dei dirigenti di partito. Il Renzi segretario sarà un razionalizzatore di risorse. A partire dalle spese per la comunicazione (nove milioni di euro nel 2012). La via fiorentina al social-renzismo.

23.10.2013

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@davidallegranti

*http://www.europaquotidiano.it/2013/10/23/da-rottamatore-a-razionalizzatore-renzi-inizia-a-disegnare-il-suo-partito/

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