Renziani di ieri e di oggi La difficile convivenza sul “carro” (da l’Unità – 17.10.2013)

La frase che tutti ripetono è che «sul carro non si sale, ma si spinge». Ma – dicono – «come farà Renzi a scompaginare gli apparati, se gli apparati stanno con lui»?

Renzi, Bari, discorso, 640 LP

Che il renzismo possa diventare una malattia, probabilmente infantile, l’ha certificato anche il diretto interessato. I renziani però esistono e ce ne sono di diversi tipi. Due, essenzialmente, le categorie. Quelli della prima ora, che hanno scelto Renzi in tempi non sospetti e quando le prospettive di successo erano assai scarse. E i cosiddetti «nuovi renziani». Più di 200 parlamentari hanno firmato per la candidatura del sindaco di Firenze. Mentre un anno fa i deputati e i senatori che stavano con Renzi erano una decina.

Adesione massiccia (con Cuperlo sono 165) che si rilette anche nei territori e che fra le varie motivazioni (l’ha ammesso lo stesso Renzi: «ero un appestato, sono diventato un eroe») si nutre anche della convinzione che il Pd non abbia molte altre carte da giocare per vincere: «dopo di me pensano che non rimarrebbe che il Mago Otelma» scherzava a Bari. Resta da capire quanto questi nuovi renziani siano accettabili da chi c’era prima. «Io alla riserva indiana dei puri e duri non ci credo – spiega Francesco Nicodemo blogger e fondatore di Adesso Napoli – la politica è prateria. Ed è naturale che si cerchi di salire a bordo di chi ha il vento in poppa, ma non so quanti saranno compatibili col partito che ha in testa Matteo. Se fa le cose che dice molti dovranno trovarsi un altro mestiere. Ma non penso neppure che i nuovi dirigenti andranno scelti in base alla fedeltà.

 

Renzi avrà bisogno di una “buona compagnia” e quindi di scegliere persone leali e capaci senza guardare alle casacche che indossano». La frase che tutti ripetono è che «sul carro non si sale, ma si spinge». Ma è altrettanto vero che un po’ di preoccupazione c’è. Lo testimoniano i social network dove i comitati “Adesso” (il vecchio slogan renziano) sono particolarmente attivi. «Con i renziani della prima ora si perdeva, quindi c’è bisogno di renziani nuovi e io sono una nuova renziana» spiegava l’altro giorno la senatrice Stefania Pezzopane. Frase immediatamente scolpita sul web (e quindi commentata non benevolmente da decine di visitatori) da Renzi2.0. Piazza telematica che raccoglie idee e umori della vasta galassia renziana.

«Io vengo da una famiglia di sinistra, ma quando scelsi Renzi – racconta Carolina Massei che gestisce il sito – mi additavano come un pericolo. Non rifarò lo stesso errore con altri. Certo quando Giacomelli o La Torre passano con Renzi istintivamente ti puoi domandare “ma questi che c’entrano”. Poi ragioni e vedi un Pd largo e partecipato». In rete la querelle con Pezzopane s’è chiusa («non sprechiamo energia a farci male da soli, gli avversari sono quelli che stanno a destra», la risposta della senatrice), ma la sensazione di una faticosa convivenza è rimasta. E in periferia si sente più che a Roma.

I parlamentari fra loro non hanno grandi problemi. Al massimo possono temere un aumento della concorrenza in vista delle prossime elezioni.

Nei territori è più dura. Anche perché la scelta di sganciare i segretari provinciali dalle dinamiche nazionali ha prodotto divisioni. E così ci sono renziani che non sostengono renziani della prima ora, o franceschiniani che votano Renzi e poi un «cuperliano» al provinciale e ex bersaniani che stanno con Cuperlo, ma poi hanno due candidati differenti al provinciale di cui uno appoggiato anche dai renziani. E così via.

«Se vuoi un Pd al 40% devi allargare e non restringere» esemplifica il torinese Davide Ricca fondatore del think tank (renziano) Ateniesi. «Che il sindaco Fassino sostenga Renzi ad esempio lo considero anche un premio al nostro lavoro» dice, convinto che «Renzi non ha il problema di abbandonare gli amici, di fare l’ennesima corrente, ma di far emergere i talenti che sono anche fuori dai cosiddetti renziani». Il rischio che «perda di coerenza il suo messaggio rivoluzionario» c’è, avverte Simona Bonfante che gestisce il blog Leopolda su Europaquotidiano.it. Lei si definisce «diversamente renziana» e negli ultimi tempi non ha risparmiato critiche anche dure al sindaco.

A cominciare dalla scelta come coordinatore della propria campagna di Stefano Bonaccini, segretario Pd dell’Emilia Romagna («il luogotenente dell’esercito avverso dei lealisti») e in qualche modo rappresentante del «sistema cooperativistico-occupatorio emiliano». Ecco per Bonfante la domanda tutt’ora inevasa è come farà Renzi a «scompaginare gli apparati, se gli apparati stanno con lui» e cita il caso della sua città, Messina, dove «tutto l’establishment» ha scelto Renzi. «È vero che lui è autonomo – spiega – però sta seguendo una strategia sempre più lontana dal suo progetto originale, che rischia di lasciare insoddisfatti i renziani della prima ora come me».

Annunci

Informazioni su Salerno per Renzi

SALERNO PER RENZI LEADER DEL PD Cambiare il PD per cambiare l'Italia
Questa voce è stata pubblicata in Articoli dalla Stampa Nazionale, Politica Nazionale e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.