Contro il Porcellum, per il doppio turno: per il Pd (e Renzi) la strada è molto stretta (da Europa – 18.10.2013)

La pressione per il superamento dell’attuale legge è fortissima, ma si scontra con le spinte proporzionaliste del Pdl. Come uscirne? La prossima settimana Epifani ne parla con i quattro candidati a succedergli

Contro il Porcellum, per il doppio turno: per il Pd (e Renzi) la strada è molto stretta
Sulla riforma elettorale, il Pd si trova davanti a un ostacolo che appare insormontabile. La resistenza del Pdl rischia di rende inevitabile la trasformazione della safety net, quella legge transitoria chiesta da Enrico Letta in attesa delle riforme costituzionali e di quella definitiva, in un «super Porcellum», come lo definiscono in molti. Cioè, in una legge iper-proporzionale che smantellerebbe il bipolarismo e imporrebbe il ripetersi delle larghe intese. In breve, o il Pd riesce a vincere queste resistenze imponendo sin da subito l’assegnazione del premio di maggioranza in un secondo turno (qualora nessuno riesca a superare già al primo la soglia del 40-45 per cento che verrebbe introdotta), oppure dovrà attendere il completamento del percorso, con le modifiche della Costituzione e, a quel punto, il passaggio a una legge simile a quella francese (uninominale a doppio turno), che potrebbe essere accettata anche dal Pdl.

In attesa della proposta promessa da Matteo Renzi per metà novembre, anche i suoi appaiono disorientati. La volontà di cancellare subito il Porcellum non può essere negata, per ovvie ragioni di rapporto con l’opinione pubblica e, soprattutto, per le forti pressioni che si sono raccolte attorno alla nuova iniziativa di Roberto Giachetti, che giunge oggi al dodicesimo giorno di sciopero della fame: dalle foto di solidarietà sui social network, alla staffetta del digiuno alla quale stanno partecipando decine di sostenitori, fino all’iniziativa che si è svolta ieri sera nella sede nazionale del Pd, alla quale ha partecipato anche Arturo Parisi, oltre a Lorenza Bonaccorsi, Ivan Scalfarotto, il candidato alla segreteria del Pd di Roma Tobia Zevi e altri renziani capitolini e non (Luciano Nobili, Domenico Petrolo, Ernesto Maria Ruffini, Marco Paccione, Lucandrea Massaro, solo per fare alcuni nomi).

Ma il tentativo di portare almeno una parte del Pdl (quella più vicina ad Alfano) su una riforma tendenzialmente bipolarista, rischia di scontrarsi con le forti resistenze che rimangono dentro quel partito. Avrà la forza il Pd per imporre comunque la propria posizione (magari sperando in un aiutino da palazzo Chigi, visto che Letta continua a spingere esplicitamente in quella direzione)? E, soprattutto, c’è anche tra i parlamentari dem una maggioranza netta a sostegno di quella ipotesi?

La risposta almeno a questa seconda domanda arriverà la prossima settimana, quando Epifani incontrerà i quattro candidati al congresso e, quindi, tornerà a riunire i senatori, per confermare la linea: procedere sulla proposta D’Alimonte, compreso ovviamente il secondo turno per assegnare il premio di maggioranza e tutelare così il bipolarismo. Ma difficilmente il nodo decisivo, quello interno alla maggioranza di governo, si scioglierà prima del pronunciamento della corte costituzionale, che il 3 dicembre dichiarerà ammissibile o meno il ricorso contro il Porcellum.

@rudyfc

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