La corsa a ostacoli di Renzi in periferia (da Europa – 15.10.2013)

RUDY FRANCESCO CALVO 

Nei congressi provinciali sfide trasversali alle mozioni nazionali. Ecco le strategie del sindaco per scongiurare il rischio di diventare un generale senza truppe

La corsa a ostacoli di Renzi in periferia
I sondaggi più recenti giunti sulla sua scrivania lo confortano: anche tra gli iscritti Matteo Renzi è indicato in vantaggio su Gianni Cuperlo. Certo, non in maniera così netta come si prevede invece per le primarie aperte, laddove peraltro alcuni sondaggisti continuano a stimare Pippo Civati in seconda posizione, a scapito dell’ex segretario della Fgci (ma Ipr ieri al Tg3 riportava invece un testa a testa al 10 per cento tra il deputato brianzolo e Pittella, con Renzi al 63 e la piazza d’onore saldamente in mano a Cuperlo con il 17 per cento). Ma il distacco tra i primi due è abbastanza netto anche nei circoli, tanto da restituire una certa serenità al sindaco di Firenze, che fino a pochi giorni fa con i suoi ipotizzava perfino una campagna apposita per spingere i suoi sostenitori borderline rispetto al partito a tesserarsi.

Dall’altra parte, la controffensiva di Cuperlo stenta a decollare. Le polemiche su alcuni dipendenti del Nazareno che si dislocano al suo comitato e sui dirigenti locali che utilizzano le strutture del partito a sostegno della sua campagna congressuale appaiono poca cosa rispetto a quanto si è visto in passato in casa dem. Segno che anche lo zoccolo duro dei dirigenti e funzionari post-Ds è indebolito dagli smottamenti verso Renzi e troppo preoccupato da eventuali contraccolpi futuri per attivarsi.

Incassata la possibilità di iscriversi al Pd fino al giorno stesso dei congressi, Renzi e i suoi collaboratori, a partire dal campaign manager Stefano Bonaccini e da Matteo Ricci che collabora con lui, si stanno muovendo ora in due direzioni. La prima: costruire una rete capillare di referenti nei territori, per individuare eventuali criticità, soprattutto in vista delle convenzioni (cioè il passaggio in cui gli iscritti votano i candidati a segretario nazionale). Questo obiettivo dovrebbe compiersi entro questa settimana. La seconda: individuare nelle province e nelle città più grandi le candidature più adeguate a garantirgli in periferia un partito “non ostile”, quando diventerà segretario.

Quest’ultimo intento non si è tradotto nel tentativo di piazzare propri fedelissimi in tutte le caselle. Anche perché Renzi per primo sa bene che in molti territori non avrebbe avuto tra gli iscritti (ai quali è limitata la partecipazione ai congressi locali) la forza di farlo. Le indicazioni partite da Firenze sono state altre: «Proponiamo nostri candidati solo quando sappiamo di poter vincere, per la nostra forza o per la convergenza delle componenti a noi vicine. Altrimenti, evitiamo di infilarci in corse velleitarie. Piuttosto, stringiamo accordi trasversali, anche a sostegno di candidati schierati con Cuperlo, purché si tratti di persone “dialoganti”, non troppo contaminate con il gruppo dirigente precedente, né espressione di blocchi di potere precostituiti».

Emblematico è quanto successo a Firenze e Roma. Nel capoluogo toscano, la candidatura a segretario provinciale di Fabio Incatasciato, cuperliano, non solo è stata ritenuta “accettabile” dai renziani, che quindi lo sostengono, ma ha finito anche per spaccare il fronte degli avversari. Nella Capitale, invece, gli ex rottamatori hanno cercato una convergenza con il governatore Zingaretti su Francesco D’Ausilio. Chiusa questa strada per il ricompattarsi del fronte Bettini-Zingaretti su Lionello Cosentino e ritenendo impossibile il sostegno sia a quest’ultimo (per la troppo lunga permanenza nella scena politica) sia al cuperliano Tommaso Giuntella (già componente del comitato di Bersani alle primarie dello scorso anno), i sostenitori del sindaco di Firenze hanno lanciato in extremis la candidatura del giovane Tobia Zevi, un renziano non della prima ora, nella speranza di riuscire ad allargare il fronte dei sostenitori, soprattutto in direzione di ex popolari e veltroniani, e riaprire così la partita.

Si tratta solo di due esempi, ma le dinamiche altrove non sono molto diverse. Basta questo a dimostrare come la preoccupazione di Renzi sia rivolta non tanto al congresso in sé, quanto già al Pd che si troverà di fronte dopo. Il timore di un partito ingovernabile non è del tutto scongiurato e per questo il segretario in pectore vuole cercare in Cuperlo una sponda per avviare un processo di rinnovamento, al centro come in periferia.

@rudyfc

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