Renzi: “Italia, 20 anni di occasioni perdute. Errore affrontare così amnistia e indulto” (da la Repubblica – 12.10.2013)

Al via la campagna per le primarie, dalla Fiera di Levante di Bari. “Un’intera classe dirigente politica ha fallito. L’establishment fa bene ad aver paura di me”. Sull’esecutivo: “Si giudica da quello che fa”. Sulla legge elettorale: “Deve tutelare il bipolarismo”. E avverte: “Tanti sul carro ma non si sale, si spinge”. Duro su amnistia e indulto: “Come facciamo a spiegare ai giovani il valore della legalità?”. Letta gli risponde da Venezia: “Io mi riconosco nel messaggio di Napolitano alle Camere”

di RAFFAELE LORUSSO
BARI – Mano tesa a Enrico Letta, anche se “il governo va giudicato dai risultati”. Nessuna apertura al presidente della Repubblica su amnistia e indulto. La nave di Matteo Renzi va. Comincia il viaggio da Bari e punta dritto verso la segreteria del Pd. Prima di cambiare verso all’Italia, come recita lo slogan della sua campagna elettorale, il Rottamatore vuole invertire la rotta del suo partito. Nel centro congressi della Fiera del Levante ci sono circa duemila persone arrivate anche dalle regioni vicine alla Puglia. Il palco è al centro della sala. I toni del discorso sono pacati. Renzi presenta la sua visione del Paese, dell’Europa e del Pd senza effetti speciali e senza fuochi d’artificio.

La rottamazione dell’establishment. Il sindaco apre il discorso con un primo affondo: “Questa discussione su un ventennio che è finito, ci fa fare conti con le nostre difficoltà. L’Italia in questi venti ha perso tempo, ma non ha risolto i problemi delle persone. L’unica cosa che ha creato sono i talk show”. E ancora: “Vedere imprese che chiudono e grandi aziende come Alitalia e Telecom, significa che parlando di rottamazione della classe dirigente siamo stati fin troppo gentili. In questi 20 anni un intero establishment politico ha fallito”. Poi, rivolto ai suoi sostenitori: “Sui carri non si sale, i carri si spingono”. Un chiaro riferimento alla gran corsa di dirigenti – di primo e secondo piano – che nelle ultime settimane sono andati a ingrossare lo schieramento renziano.

Il governo. Prudente il giudizio sul governo Letta. Al premier promette lealtà, anche se “il governo non si caratterizza per quanto dura, ma per le cose che fa. Se fa cose utili noi lo sosteniamo. Non vogliamo mettere bandierine come fa Brunetta con l’Imu e con l’Iva, ma fare in modo che le cose si facciano”.
Errore clamoroso sull’amnistia. La presa di distanza più netta – rispetto al capo dello Stato, al governo, e alla linea sposata dai vertici Pd – è però su amnistia e indulto: “Affrontare oggi il tema dell’amnistia e dell’indulto è un clamoroso autogol”, dice Renzi. “Bellissimo vedere chi fa volontariato nelle carceri, ma come facciamo a insegnare la legalità ai giovani e agli studenti se ogni sei anni buttiamo fuori i detenuti perché le carceri scoppiano?”.

In serata, la risposta di Letta da Repubblica delle Idee. “Quelle delle carceri è una vera emergenza. E io mi riconosco nel messaggio alle Camere del presidente della Repubblica”.

Bossi-Fini. ”Sull’immigrazione abbiamo un quadro di insieme di politiche inadeguate, dice il sindaco di Firenze”. Renzi, che nei giorni scorsi ha firmato l’appello di Repubblica contro la Bossi-Fini, dice: “Si possono cambiare la Bossi-Fini e la Giovanardi. Bastano i cognomi per capire perchè… Ma non è per quello che li cambiamo, le cambiamo perchè non hanno funzionato”.

Sentinella del bipolarismo. Un altro passaggio fondamentale è quello sulla legge elettorale. “Per farla non c’è bisogno di fare lo sciopero della fame, come il mio amico Roberto Giacchetti. Se vinciamo noi saremo le sentinelle del bipolarismo in cui ci si confronta e non ci si insulta. Entro novembre presenteremo nostra proposta di legge che consentirà di sapere subito chi ha vinto”. E spiega: “Ci dovrà essere alternanza. Il nostro sistema elettorale sarà quello del sindaco d’Italia. La nostra proposta sarà presentata alla Camera, trovando convergenze con Vendola e Monti e anche con il Pdl, se lo vorrà”. Quanto alle riforme istituzionali: Abbiamo il coraggio di dire che abbiamo sbagliato con la riforma del titolo V della Costituzione? Iniziamo a cambiare dalle piccole cose, dando il buon esempio”.

L’Europa da cambiare. 
Renzi applica il suo mantra di cambiamento all’Europa: “L’Europa non può essere solo quella cosa che ci dice quello che dobbiamo fare, ma che poi si dimentica di noi quando ci sono le tragedie a Lamepedusa. Siamo noi che dobbiamo chiedere all’Europa”. E spiega: “Serve un’Europa con regole uguali per tutti, dal lavoro alla difesa”. Sulla politica di Bruxelles pronuncia parole nette: “Il Pd deve a vere il coraggio di dire che l’Europa e’ malata. Il principio del 3 per cento nel rapporto deficit/pil si puo’ cambiare, ma l’Italia deve cambiare verso all’Europa e il Pd deve cambiare verso l’Italia”.

Troppe regole per chi assume. Poi il tema del lavoro. E qui chiede al partito più coraggio: “La Repubblica è fondata sui soliti noti, sugli amici degli amici. Proviamo a cambiare le regole del lavoro ed eliminiamo i vincoli per chi vuole investire. Il centrosinistra abbia il coraggio di dire che non c’è più libertà di assumere perché chi avvia un’azienda deve rispettare troppe regole”. Dobbiamo semplificare la burocrazia e puntare alla digitalizzazione. Il pd che vogliamo vive con gli altri, non sta a discutere per sei mesi di regole. Non accetteremo di farci trasformare in un numero”.

Un pd curioso. Renzi fa un’analisi dura dello stato del partito. “Il Pd ha visto una crisi profonda di iscritti e di voti. Siamo il primo partito solo fra i dipendenti pubblici e fra i pensionati”. E detta la sua ricetta: “Ripartiamo dalla scuola, dalla scommessa sul capitale umano. Andiamo per Comune per Comune e coinvolgiamo chi si occupa di educazione, anche con i social network. Facciamo partire la più grande campagna di ascolto fra gli insegnanti”. E lancia la sua sfida: “Ho l’idea di un partito che non ha paura. Un anno fa ero quello di abbattere. Poi abbiamo perso le elezioni e qualcuno si è reso conto che forse di Renzi c’è bisogno. Non ero un infiltrato prima, non sono il salvatore della patria adesso”. Avverte: “Sui carri non si sale, i carri si spingono”. Un chiaro riferimento alla gran corsa di dirigenti – di primo e secondo piano – che nelle ultime settimane sono andati a ingrossare lo schieramento renziano. Infine, Renzi chiude provando a scaldare i cuori dei suoi: “Da Bari inizia un percorso, un cammino, una speranza. Chi dice che abbiamo già vinto vuole impedirvi di mettervi in gioco. Diamo il nome dei nostri sogni all’Italia e Pd cambierà verso a questo Paese”.

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