Primarie Pd, i rischi della marcia trionfale (da Europa – 11.10.2013)

COSIMO PACCIANI

Cari candidati, partite come fosse una via Crucis, non una cavalcata trionfale

La prima condizione del viaggio è sapere dove si vuole arrivare. Da nessuna parte rimane sempre un’opzione, ma dovrebbe essere esplicitata fin dal principio. Non vogliamo andare da alcuna parte, o vogliamo arrivare a Roma. Quel che conta è sapere che esiste una meta, chiara, distinta. Nel prossimo viaggio dei candidati alle primarie del Pd ognuno deciderà dove voler arrivare, attraverso quali luoghi, quali strade, ci saranno decisioni importanti su quale autogrill al quale fermarsi, se conviene tagliare attraverso le provinciali. O rimanere ingolfati nel traffico delle autostrade. L’importante è muoversi, recarsi, spostarsi lungo gli assi verticali ed orizzontali, incontrare le persone.

Il problema vero è che la campagna delle primarie del segretario del Pd corre un fortissimo rischio di essere una cavalcata trionfale non solo dell’inesorabile e quasi sicuro vincitore, ma di tutti i candidati e della nomenklatura DOCG del Pd che ho visto affollarsi a firmare per il loro vincitore al gusto di stagione. Come se non sapessimo chi siano, chi abbiano appoggiato. In fondo, il consenso dei vertici è come una condanna del popolo, semplicemente dilazionata nel tempo.

E, in una maniera completamente non autoironica, dall’altro questo voto acquisterà ogni giorno i contorni di un altro “grande successo democratico”, di una “dimostrazione della vitalità del partito di riferimento degli italiani”. Insomma, una campagna dove tutti hanno già vinto, in un paese che, giornalmente, quotidianamente, continua a perdere, a rovinare a terra, a chiedere aiuto, in ogni forma. Un paese in grandissima carenza non tanto di ideuzze ed ideone per programmi scritti nelle notti auree di settembre, ma di dignita’, di coraggio, di energia, di uno schiaffo forte in faccia e qualcuno che gli dica non tanto “guardami, votami, eleggimi”, ma di qualcuno che indichi un oltre, un futuro non da dismettere e da ristrutturare, ma da immaginare in grande. Ed allora, lo dico, spero, auguro a tutti i candidati, di partire come se fosse un rosario in una Via Crucis, come se fosse un viaggio dentro misteri dolorosi, gaudiosi ed, infine, ma solo infine, gloriosi. Un paese non si dovrebbe mai percorrere già da vincitore, con messaggerie varie di marketing che ricordano imbonitori di pentole, giocatori delle tre carte all’Autogrill, con simboli energumeni.

Vi auguro, compagni di partito del Pd, un percorso dove siate voi ad ascoltare, a sentire dentro le ossa questa agonia delle persone, delle famiglie, dei giovani, degli anziani. Come quelle voci di balene che parlano, che emettono acuti gridi di dolore o di gioia, non ci è dato ancora saperlo. Per molta classe politica, è la stessa cosa, non riescono più a dare un senso, un significato, un verso giusto, a quella marcilenta paura dello scossone, del fremito. Perché il paese  ha quasi paura del nuovo, del coraggioso, di quello che potrebbe accadere se ci fosse solo un po’ di buona volontà, immagina se crede ancora nei sogni, nel marketing, nelle società di comunicazione che ridisegnano immaginari di cartapesta.

Se fossi io candidato, girerei con uno specchio e mi ci nasconderei dietro ai comizi. Perché la politica non la dovrebbero fare gli slogan da spiegare, ma quello che le persone vedono nella superficie riflettente, sé e gli altri attorno, gli amici, i concittadini. E, spesso, come diceva il santone di Quelo, la risposta ce l’hai dentro. Ma non è detto che sia sbagliata.

Cari candidati alle primarie Pd, raccogliete tutto il Noi che potete e non marciate trionfalmente, ma come se, ad ogni passo, vi doveste chinare ed ascoltare quei rumori, quei suoni e quelle domande di un paese nuovo che si sollevano dalle seggiole di una casa del popolo o da un teatro multisala con aria condizionata. E quelle voci, quei suoni accidentali di mille coscienze in movimento, sono la mappa, la direzione da seguire.

@CosmayDamiano

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