Matteo, cambia verso (da Europa – 11.10.2013)

SIMONA BONFANTE

«Twitta se ti va»? No, sei tu che devi convincermi che questo è il Pd di cui ho bisogno

L’incipit del secondo capitolo della storia italiana che Matteo Renzi è impegnato a scrivere lo abbiamo letto ieri nella prima enews del nuovo round primarie. Un incipit che scoraggia più che motivare a proseguire. Stiamo parlando di rivoluzionare il paese o di organizzare un network di liceali in gita?

Che vuol dire «se vi va» di iscrivervi al Pd twittate @LottiLuca? È il partito che ti candidi a guidare, Matteo, è la storia di successo che vuoi scrivere. Mi devi convincere tu – a questo servono le primarie – che il Pd è lo strumento che mi permette di avere esattamente quello che io stessa voglio; che iscrivermi a ‘sto partito è quello di cui ho bisogno per conquistarlo e che – accidenti – la mia partecipazione a questa battaglia congressuale è cruciale non per la tua, ma per la mia vittoria.

Spiegami poi cosa mai dovrei twittare – sempre «se mi va» – @mariaelenabosch responsabile della new Leopolda. Cosa dovrebbe dirmi, Maria Elena, che la enews stessa non dica già, e cioé che il format quest’anno è cambiato. Vuoi creare warm-up, ok, ma non è la nuova stagione di un evento televisivo tipo Fiorello o Celentano. Che poi, un evento tv, “se mi va” me lo guardo da casa.

Del neo-nominato campaign manager, @sbonaccini – ovvero dell’opportunità di chiamare alla guida del proprio esercito di rivoluzionari il luogotenente dell’esercito avverso dei lealisti – mi astengo dal commentare, ma non dal constatare che il sistema cooperativistico-occupatorio emiliano è il più insidioso dei nostri nemici, con quel suo efficientismo da clan che segrega i non affiliati in un limbo di extra-territorialità dal quale uscire solo pentendosi. Non è oggettivamente il miglior viatico alla rivoluzione metterne alla testa uno abituato a vincere nel momento stesso in cui indossa la maglia.

Se recluterai così “i migliori” di cui hai parlato a Gramellini , tremo già all’idea della lista dei renziani del sud. Ora, la tappa di Bari la seguiremo con attenzione – figuriamoci, con tutta la fame di bocconi di opportunità che abbiamo. Ma il charter no, te prego. Arruola cheerleader locali, magari con accenti e colori diversi, se ti serve l’effetto “invasione”, ma il charter, via, la fiera di Bari non lo merita.

p.s. Ti do una notizia, intanto, Matteo: è nato il gruppo dei diversamente renziani. “Se ti va” di sapere come la pensano, twitta #diversamenterenziani o manda una mail aleopolda.europa@gmail.com

@kuliscioff

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