Renzi: «Nel mio Pd sindaci, circoli, eletti» (da l’Unità – 09.10.2013)

Di Vladimiro Frulletti

«C’è bisogno del partito». La frase non dovrebbe destare particolare attenzione. Rientra negli slogan consueti di parecchi dirigenti del centrosinistra. Il fatto è che ieri l’ha detta Renzi in occasione della presentazione alla Feltrinelli di Firenze del libro di Fabrizio Barca (“La Traversata“) assieme a Sergio Staino.

E quindi un po’ di spaesamento potrebbe anche essere legittimo. Lo riconosce lui stesso. «Mi hanno sempre accusato che del partito non mi importava nulla». Accusa che ovviamente respinge spiegando che il problema «non è il partito, ma quale modello di partito». E quello che il sindaco di Firenze ha in testa non è per niente simile al Pd di oggi. È mille miglia distante da quello che ha tentato di costruire Bersani. «Ha tentato di dare robustezza al Pd di Veltroni che per lui era troppo leggero. Ma la sua idea di partito è fallita» spiega elencando il calo di iscritti (da 800mila a 250mila) e elettori. Casomai assomiglia di più appunto al film veltroniano delle origini.

Ma non è la stessa cosa perché Renzi vuol cambiare parecchio, a cominciare dagli interpreti. «Fin qui hanno contato non le idee ma chi le diceva, ma le buone idee non hanno corrente» per Renzi che promette che saranno utilizzati i «più bravi e non i più fedeli» proprio per superare il correntismo, «malattia pre-adolescenziale» del Pd. E se per Barca non possono essere solo i gazebo a costruire il corpo del Pd. Per Renzi invece l’elemento fondante, quasi identitario, rimangono le primarie perché «in un’epoca dove l’appartenenza è sempre meno solida» c’è bisogno di un modello di partito «spalancato e curioso» degli altri. 

Primarie aperte perché è da respingere la paura che «gli altri», la destra, possano influenzarne l’esito. «Non accetto l’idea – dice il sindaco – che possano essere lo strumento col quale una banda organizzata mette naso nel nostro campo». Che è stato il limite delle primarie dello scorso novembre. «Senza respingimenti forse io avrei perso lo stesso, ma forse il Pd avrebbe vinto le elezioni a febbraio». Certo rimane il nodo della coincidenza fra segretario e candidato premier, che Renzi evidentemente non ha intenzione di sciogliere. Perché forse non vi vede più l’automatismo voluto da Veltroni, tuttavia non ne rileva, come Cuperlo e lo stesso Barca, nessuna controindicazione.

È evidente insomma che nella testa del sindaco quella «mobilitazione cognitiva» invocata da Barca per ridare una qualche massa di militanti al Pd, si traduce concretamente con un peso specifico maggiore da assegnare a chi ha il consenso sul territorio, e non «sui dipartimenti romani». Da qui le «tre gambe» su cui si fonderà il suo modello di partito: circoli, parlamentari e amministratori. Certo poi i circoli non devono chiudersi «dentro gli stanzini», ma andare a cercare chi non ha alcuna rappresentanza «come i lavoratori atipici». E i parlamentari, soprattutto quelli, nuovi devono «tirare fuori idee, giocare all’attacco». Ma il vero radicamento su cui Renzi vuole puntare c’è già. E sono i sindaci e gli assessori. «Ci sta in mezzo alla gente ogni giorno» spiega che deve smetterla, è il suo appello, di considerare il partito «un luogo diverso da se’». E la prima prova di questa rete Renzi ha intenzione di utilizzarla appena eletto segretario con «campagne a tappeto sul target di chi ci ha sempre votato». 

Primo obiettivo la scuola visto che il 42% degli insegnanti vota ancora Pd «mentre noi li abbiamo traditi». Una mobilitazione utilizzando sì i social network da lui tanto amati, ma anche «gli oltre 5mila assessori alla pubblica istruzione che abbiamo sparsi in tutta Italia». Obiettivo? Una proposta sulla scuola costruita dal basso. 

Insomma Renzi propone il rovesciamento della piramide visto che fin qui il percorso delle proposte del Pd, anche di riforma della scuola, sono sempre partite dal vertice. Del resto lo slogan “Italia cambia verso” (scelto dall’agenzia Proforma, quella che fece arrivare Vendola a sorpresa alla guida della Puglia) per il sindaco è un esplicito invito a cambiare sia la musica («verso» come nuova strofa e pure nuova direzione), ma anche suonatori. «Sono vent’anni – spiegava ieri mattina a margine del convegno romano Enel Cuore – che si parla di cambiare le cose e al massimo sono nati dei talkshow». L’occasione è ghiotta, dice Renzi, perché si potrà riaccendere l’entusiasmo attorno alla politica.

Scommessa «ardita» ammette, ma da tentare perché «la politica non è fatta solo per quelli che rubano, che fregano, che stanno lì a scaldare la seggiola». Tanto da invitare anche il Pdl a seguire l’esempio del Pd: «quando faranno le primarie anche loro saremo tutti più contenti». Intanto ora che Berlusconi non è più «fondamentale per la maggioranza politica» annota il sindaco, il governo non ha più alibi.

Ora si tratta di «fare», cominciando da una legge elettorale finalmente chiara. E qui si schiera a fianco di Giachetti (condivisa anche da Staino): «mi unisco ma sono preoccupato per il suo stato di salute. Se aspetta che facciano la legge per ricominciare a mangiare rischia molto».

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