Per il Pd una vittoria (incompiuta). Mentre Renzi pensa già da segretario di Rudy Francesco Calvo*

++ GOVERNO:RENZI,NON VOGLIO ACCELERARE FINE MA RIFORME ++

I dirigenti dem restano in attesa delle scelte dei dissidenti pidiellini. Mentre piace a tutti il profilo “responsabile” dimostrato dal rottamatore in queste ore

Il sorriso sui volti dei Democratici è amaro, anche se lettiani e franceschiniani esultano: «La giornata di oggi chiude un ventennio», twitta il ministro per i rapporti col parlamento.

Digerito il voto di fiducia al senato, con l’ennesimo coup de théâtre berlusconiano, nel pomeriggio a Montecitorio i deputati del Pd sono impegnati soprattutto a rimarcare quel passaggio dell’intervento di Letta (il risultato «ci sarebbe stato comunque», anche senza il sì di tutto il Pdl), che conferma la marginalità del Cavaliere. E che però, in realtà, è tutta da dimostrare.

È per questo che i dem attendono di capire se i dissidenti pidiellini formalizzeranno il loro distacco, con la creazione di gruppi autonomi in entrambi i rami del parlamento. Solo così il governo avrebbe la certezza di poter andare avanti senza il consenso di Berlusconi e il Pd potrebbe finalmente liberarsi (e liberare i propri elettori) dall’incubo di far parte della stessa maggioranza del Caimano.

Anche sul piano interno, le decisioni di Alfano e gli altri saranno determinanti. Perché un Berlusconi ridotto all’irrilevanza rafforzerebbe non solo il governo, ma anche il premier stesso. Mentre una maggioranza sottoposta ancora agli sbalzi d’umore e alle vicende giudiziarie del Cavaliere consentirebbe a Matteo Renzi di marcare più facilmente il distacco dal governo.

Non siamo ancora, però, a questa fase. Per il momento, regge l’accordo siglato dal premier e dal sindaco di Firenze a palazzo Chigi martedì, nelle ore più dure delle trattative pre-voto di fiducia. Un’intesa che peraltro ha fatto crescere le quotazioni di Renzi dentro il partito, anche tra chi non lo ama: i bersaniani, ad esempio, hanno ritrovato in lui quel senso di responsabilità e di lealtà che si era visto nel corso dell’ultima campagna elettorale, dopo la sconfitta alle primarie.

Se il rottamatore ha preferito non commentare le convulse vicende di ieri, i parlamentari a lui più vicini hanno spiegato che il «triste cabaret» (Andrea Marcucci) o la «farsa incredibile» (Ernesto Carbone) di Berlusconi ha impedito il passaggio a una fase politica nuova, che – dicono loro – si realizzerà a questo punto solo con le primarie del Pd e l’elezione di Renzi a segretario di un partito, che sarà «severo custode» (Paolo Gentiloni) delle parole di Letta sull’emarginazione di Berlusconi.

A quel punto – è l’umore prevalente tra i renziani – il premier non potrà assumere alcuna decisione senza averla prima concordata di fatto con il leader del suo partito. C’è chi, scherzando ma fino a un certo punto, parla già di «rimpasto dopo il congresso» e chi invece garantisce che Renzi non farà passare mai una legge elettorale iper-proporzionale, che invece sembra trovare la strada spianata in questa fase sia nel Pdl che in buona parte del Pd. Sarebbe quello il vero colpo definitivo al bipolarismo e, quindi, alle ambizioni da premier del rottamatore.

3.10.2013

di 

@rudyfc

*http://www.europaquotidiano.it/2013/10/03/per-il-pd-una-vittoria-incompiuta-mentre-renzi-pensa-gia-da-segretario/

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