Tutti con il premier contro i governicchi. D’Alema: se si vota niente congresso (da Europa – 01.10.2013)

Il Partito democratico è unito nel sostegno al chiarimento imposto da Enrico Letta e Giorgio Napolitano. Se però il tentativo fallisse, tutto tornerebbe in discussione, anche le primarie

Tutti con il premier contro i governicchi. D'Alema: se si vota niente congresso
In queste ore nel Pd la ritrovata unità non è, non può essere, in discussione. Domani tutti i parlamentari saranno compatti nel sostegno al chiarimento voluto da Enrico Letta e Giorgio Napolitano e lo confermeranno stasera nell’assemblea dei gruppi alla quale prenderà parte anche Guglielmo Epifani.

La linea ufficiale resta quella annunciata dallo stesso premier domenica sera nella lunga intervista a Chetempochefa – «non ci interessano i governicchi ma lavorare per il paese» – e ribadita ieri mattina dal segretario dem a Radio24 – «dico no a governi con transfughi che viva una vita stentata» – e che esige dunque il compiersi della separazione tra falchi e colombe dentro il Pdl. Uno smottamento consistente, che consenta al governo Letta di proseguire il suo cammino con un orizzonte lungo. È la scommessa del presidente del consiglio e di una parte del Pd.

Uno scenario, questo, che lascerebbe immutata la data dell’8 dicembre per le primarie di partito, ma che allontanerebbe le ambizioni governative di Matteo Renzi. Al contrario, se la situazione precipitasse verso un esito elettorale a novembre o al massimo a febbraio (non prima che il capo dello stato abbia cercato di formare comunque un governo per riformare la legge elettorale e varare la legge di stabilità), l’ipotesi – esplicitata ieri da Massimo D’Alema – di primarie di coalizione per scegliere il candidato premier sarebbe la più probabile.

Il sindaco, che in questi giorni se ne è rimasto in silenzio, ieri era a Firenze in consiglio comunale a parlare dei risultati amministrativi del mondiale di ciclismo e a inaugurare l’asilo nido al palazzo di Giustizia – come lui stesso ha voluto far sapere su Facebook – e in vista del voto di domani sul governo ha scritto: «Non partecipo al festival-teatrino delle dichiarazioni. Aspettiamo di sentire cosa dirà il premier Letta e di vedere cosa deciderà il parlamento». Al mattino aveva anche scherzato: «Il sindaco vorrei rifarlo io». Alcuni parlamentari a lui vicini hanno colto l’occasione della polemica tra Grillo e Letta sull’abolizione del Porcellum per ricordare la battaglia condotta da Roberto Giachetti prima dell’estate per ripristinare il Mattarellum e accusare il Partito democratico di aver imposto lo stop alla mozione. Lo stesso Giachetti ha dedicato un lungo messaggio al premier sul suo blog. «Non è tempo di provocazioni» gli ha risposto il lettiano Meloni.

Quanto accadrà domani, dunque, sarà determinante anche per il futuro del Pd e per i suoi assetti. Nel caso in cui si andasse ad elezioni, infatti, niente sarebbe più scontato neanche negli attuali schieramenti: «Scegliere tra Enrico e Matteo premier? Personalmente non avrei alcun dubbio, voterei Enrico» dice a Europa un deputato franceschiniano.

@mcolimberti

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