“La legislatura non va avanti con 5 voti di scarto” – Intervista a Paolo Gentiloni di Carlo Bertini*

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Gentiloni, si rischia di votare entro Natale? 

 «Naturalmente la regia di quanto succederà nei prossimi mesi è nelle mani del Capo dello Stato. Il che è una garanzia di equilibrio e di saggezza. Tutti sappiamo che, comunque vada il chiarimento e il voto della prossima settimana, ci sono alcuni impegni inderogabili: la legge di stabilità e la cancellazione del porcellum. Difficile rendere compatibile tutto questo con un voto immediato». 

Il Pd è compatto sulla linea del no ai governicchi e ai trasformismi? 

«Io credo di sì, certamente Epifani dice cose condivisibili. Una respirazione bocca a bocca alla legislatura, per prolungarla artificialmente, aggiungerebbe danni al disastro fatto da Berlusconi. Non verrebbe neanche capita all`estero e dai mercati. L`accanimento terapeutico sulla legislatura non produrrebbe effetti benefici sull`economia e sull`Italia».

 Non vi appassiona dunque la nascita di una fronda del Pdl? 

«Ci interessa molto, anche se è difficile che un partito nato come padronale non lo sia fino all`epilogo. E comunque, per produrre effetti politici, il malessere dovrebbe assumere dimensioni tali da non configurare governi appesi ad un filo».

Ma cosa succederebbe se Letta andasse alle Camere e la fiducia passasse di misura per pochi voti, senza alcuna garanzia di tenuta? 

«Lo valuteremo: la fiducia è un voto palese e un`ipotesi del genere comporterebbe che settori molto consistenti o del Pdl e o dei 5 Stelle facessero delle scelte precise. Vedremo se ci sarà uno smottamento vero, ma la legislatura non va avanti con cinque voti di margine».

Temete forse di affrontare poi una campagna elettorale pagando voi soli il prezzo di misure impopolari?

«Non per la campagna elettorale, ma per il bene del Paese, di fronte ad una situazione in cui il leader del centrodestra si è aggrappato all`Italia per farla affondare con sé, bisogna prendere atto che è finita sia la vicenda di Berlusconi, sia l`intesa con la destra. E il modo in cui in tutte le democrazie si sancisce l`esaurimento di un ciclo politico è il voto. Quindi non è una questione di interessi di partito, ma visto che Berlusconi vuole trascinare il Paese con sé, l`Italia metta la parola fine a questa vicenda con un voto».

E se le cose precipitassero, il congresso verrebbe congelato o rinviato? 

«È chiaro che se si votasse 1`8 dicembre, non faremo gazebo lo stesso giorno per eleggere il leader Pd. Ma nello scenario di una conclusione ordinata della legislatura, in cui i due adempimenti dell`abolizione del porcellum e della legge di stabilità venissero portati avanti nelle prossime settimane, è immaginabile pensare che si vada a votare ai primi di marzo. Se l`orizzonte di voto fosse quello di novembre-dicembre, è ovvio che trasformeremo il nostro congresso, scegliendo con le primarie subito il nostro candidato premier. Ma nei tempi ad oggi ipotizzabili, faremo il congresso, anche per rafforzare la leadership Pd con un`investitura popolare come quella che può venire dal voto nei gazebo».

Insomma, Renzi forse sarà costretto a cambiare i suoi programmi e potrebbe vedersela con Letta alle primarie? 

«Non so cosa abbia in mente di fare Enrico e ovviamente è nel suo diritto aspirare a sfidare Renzi. Credo non abbia avuto neanche il tempo di pensare a questa eventualità. Quel che conta è che il Pd si prepari a offrire al paese un`alternativa che chiuda il ciclo berlusconiano e dia una vera stabilità, che può venire solo da una vera svolta politica. Di certo Renzi si prepara ad entrambe le sfide avendo tutte le carte in regola».

30.09.2013

*Fonte: La Stampa

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