La netiquette del Pd in vista del congresso di Andrea Boscaro e Teresa Cardona*

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L’Assemblea nazionale del Pd del 20 e 21 settembre (al netto della sua conclusione a dir poco ingloriosa), con la presentazione dei quattro possibili candidati alla segreteria del partito (Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Giuseppe Civati, Gianni Pittella) ha di fatto aperto la campagna elettorale verso il congresso e le primarie,

…in uno scenario in cui la grande sfida del partito sarà quello di parlare non solo ai propri iscritti, in preoccupante calo, ma soprattutto ai propri elettori e ai cittadini: lo dovrà fare il Pd perché lo faranno sempre di più Forza Italia e il Movimento 5 Stelle.

Le primarie sono negli Stati Uniti soprattutto questo: una straordinaria opportunità di coinvolgimento delle persone per riattivare energie laddove l’offerta politica, per il sistema partitico americano, è dormiente per la maggior parte del tempo a favore dell’amministrazione.

Come abbiamo visto lo scorso autunno in occasione delle consultazioni per la scelta del candidato premier del centrosinistra, anche per il Pd le primarie sono un’occasione eccezionale per tenere al centro della scena politica e mediatica il partito, i suoi protagonisti, i contenuti e i programmi, per attivare la partecipazione e creare consenso: il Pd dato dai sondaggi al 36 per cento all’epoca del confronto Bersani-Renzi lo testimonia (un patrimonio potenziale che purtroppo è stato sciaguratamente dilapidato nella successiva campagna elettorale).

Proprio l’esperienza delle scorse primarie insegna anche alcune cose di cui converrebbe fare tesoro, in particolare sulle modalità di utilizzo dei social media da parte dei sostenitori/attivisti, su cui vale la pena riflettere.

Nell’autunno scorso sui social network abbiamo assistito a una vera e propria battaglia tra i sostenitori dei diversi candidati, giocata a colpi di tweet e post. Con qualche colpo di troppo sotto la cintura e alcune figure con ruolo di terzietà che sono scese in campo schierandosi impropriamente a favore di uno dei candidati.

Appare evidente che non sia stato colto un punto sostanziale: le dichiarazioni fatte su Facebook o su Twitter non sono viste solo dai “simili” (gli altri attivisti/sostenitori) ma anche da tutta la rete di contatti che ciascuno ha creato, fatta dai familiari e dagli amici.
Con il forte rischio di allontanare anziché conquistare un potenziale elettore, assai poco interessato alle battaglie interne.

La netiquette in rete, il rispetto dovuto alle idee altrui e al confronto fra le posizioni dei candidati sono dunque elementi imprescindibili per affrontare correttamente il prossimo congresso, per non trasmettere all’esterno le stesse criticità che tradizionalmente vengono attribuite al Pd: la divisione interna, il conflitto permanente, l’autoreferenzialità.

Se questo è corretto in assoluto, lo è ancor più su Facebook dove la revisione dell’algoritmo dello scorso agosto ha amplificato l’importanza di riscuotere apprezzamento – sotto il profilo del like, commenta e condividi – perché i post che si scrivono vengano maggiormente visualizzati nelle bacheche dei propri contatti: tanto più questi non sono solo compagni di partito, tanto più sarà importante scrivere post interessanti per tutti e capaci di parlare a tutti.

Come abbiamo detto all’inizio, le primarie sono un’opportunità straordinaria: varrebbe la pena che i social media diventassero per il Partito democratico (in particolare per le figure che ricoprono un ruolo istituzionale o di responsabilità a qualsiasi livello) e tutti i suoi sostenitori, strumento di ascolto e di confronto con i cittadini elettori, per proporre e non per distruggere l’avversario di turno.

È anche così che si costruisce la fisionomia e la credibilità di un partito rinnovato e attraente.

26.09.2013

di  , 

@andrea_boscaro e @correntere

*http://www.europaquotidiano.it/2013/09/26/la-netiquette-del-pd-in-vista-del-congresso/

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